Svolta giudiziaria nella guerra dei prezzi nella grande distribuzione. Ma le cooperative puntano ad acquistare il gruppo: «È in vendita, meglio una soluzione italiana» La Coop smascherata chiede i danni a Esselunga Dopo le accuse del libro denuncia di

Coop decide di passare al contrattacco. «Falce & Carrello», il libro di Bernardo Caprotti diventa sempre più una dolorosa spina nel fianco nella partita sulla grande distribuzione. Soprattutto perché Esselunga rappresenta un boccone troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire o peggio per farlo finire nel carrello della concorrenza. Di colossi stranieri come Auchan e Carrefour, per capire.
Così nella conferenza stampa delle risposte alle accuse di Caprotti, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop, prova a calare l’asso, imboccando la via giudiziaria. E accusa Esselunga di aver utilizzato «segreti industriali» delle Coop nella guerra dei prezzi che si gioca sugli scaffali. Un classico caso di concorrenza sleale, così viene presentato, con tre dirigenti del centro acquisti Esd (Esselunga, Selex e Agorà), condannati con rito abbreviato in primo grado a luglio a due mesi di reclusione. E con le Coop che si avviano a intentare una causa civile per risarcimento danni da 300 milioni.
Ma qualcosa non torna. Perché prima Tassinari stuzzica i cronisti annunciando una spy story degna di John Le Carrè. Poi rilancia addirittura indicandola come «molto simile a quella della McLaren e della Ferrari». Ma poi la storia si ridimensiona. Sia dalla richiesta di risarcimento, paragonata ai fatturati delle coop, sia perché tali violazioni fraudolente avrebbero previsto l’allineamento dei prezzi da parte di alcuni importanti fornitori del 50% di due settori di vendita. «In Esd erano in possesso dei contratti dei fornitori Coop - spiega Tassinari - e li pressavano per un adeguamento (in alcuni casi la differenza era del 7%) delle condizioni». I fatti del giudizio risalgono a fine 2003 ma nel grafico proiettato passano slide con un improvvisa riduzione dei prezzi di Esselunga solo due anni dopo, ovvero del 2005. Aldo Soldi, presidente dell’Associazione nazionale cooperative di consumatori, non nasconde gli appetiti del gruppo su Esselunga. «Le voci di vendita non le abbiamo messe in giro noi - afferma - certo a fronte di indiscrezioni che ipotizzavano una vendita all’estero avremmo preferito una soluzione italiana... se e quando ci avrebbe interessato». «In Italia siamo gli unici ad avere una disponibilità economica - chiacchiera dopo la conferenza - tale da poter acquistare Esselunga». Quindi italianità come unico potenziale acquirente? «Di certo gli stranieri - prosegue Soldi - hanno qualche riluttanza a investire su Esselunga, sia perché è un gruppo identificato molto con il suo fondatore, sia perché in Italia la burocrazia è imprevedibile».
Ma da qui a sostenere che coop arriva a «ispirare governanti, professori e opinionisti» ne passa. Insomma, a suo dire, coop macina utili, apre ovunque, senza godere di corsie privilegiate dalle amministrazioni di centrosinistra. Scusi presidente ma quanti sono i contenziosi che avete aperto con amministrazioni rosse? «Beh guardi... ehm... Caprotti ha preparato i dati in mesi di lavoro, noi abbiamo avuto a disposizione solo tre giorni».
Già. Ma relegare le accuse di Caprotti lasciando intravedere una «regìa perversa» (Tassinari) oppure liquidandole come «visione d’altri tempi» sul «grande complotto comunista», sulla «barbarie comunista» (Soldi) è forse troppo poco. Anche perché è chiaro che si è aperta una partita assai più ampia. Dove difficilmente «il problema di Caprotti è colpire il bersaglio grosso, colpire le coop, colpire al cuore della cooperazione», come sostiene Soldi. Siamo infatti di fronte al diario di un imprenditore che raggiunta una certa età ha deciso di rompere il suo proverbiale silenzio. E raccontare vicende (tutte smentite, per ora generalmente da Coop) ribellandosi ai trattamenti fiscali di favore previsti e a tutte le corsie di favore e di sorpasso che l’hanno penalizzato.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it