Svolta in Gran Bretagna, le intercettazioni non valgono come prova in aula

La decisione del ministero degli interni londinese dopo una serie di «esperimenti». È tutta colpa del «giusto processo» e della parità tra accusa e difesa nella raccolta degli elementi probatori. L'ira degli avvocati: «Così salteranno molti processi»

Le intercettazioni telefoniche non possono essere ammesse come prove nei processi in Inghilterra e Galles per incompatibilità con il sistema legale britannico.
Così si è espresso il ministero degli Interni di Londra, sulla base dei risultati di un esperimento effettuato nei tribunali della Gran Bretagna tramite «finti» processi, in cui si è verificato cosa accadrebbe in un procedimento legale se si utilizzassero le intercettazioni come prova.
La legge britannica prevede che tutti i metodi di acquisizione delle prove e gli elementi in mano all'accusa debbano essere rivelati alla difesa, quindi si dovrebbe divulgare anche come si sono raccolte le eventuali intercettazioni, strumento che per legge è utilizzabile solo dai servizi segreti. Ma, come ha sottolineato Sir Geoffrey Grigson, ex giudice che ha preso parte all'esperimento, una tale rivelazione metterebbe a rischio le tecniche usate dall'intelligence, rivelandole agli imputati.
Ma non divulgare le tecniche di intercettazione sarebbe al contrario una violazione dei diritti umani dell'imputato che, secondo la legge, ha il diritto di sapere quali elementi vengono usati contro di lui in un procedimento penale e come sono stati raccolti.
Diverse critiche alla decisione del Home Office sono arrivate da avvocati e organizzazioni per i diritti civili. «La conclusione è che il nostro sistema giudiziario non può usare quella che spesso è considerata la migliore prova in un caso», ha detto alla Bbc l'avvocato penale Matthew Ryder. «Le implicazioni sono gravi: molti casi non potranno essere perseguiti».