La svolta di Israele: stop unilaterale alle armi

È finita, per ora, alla israeliana maniera ovvero - come preannunciato dal premier Ehud Olmert - con un cessate il fuoco unilaterale votato ieri sera dal Gabinetto di Sicurezza israeliano, l’organo che riunisce i ministri più importanti, i responsabili dei servizi di sicurezza e i vertici militari. L’approvazione ottenuta con il voto contrario di due ministri è stata seguita dalla dichiarazione di vittoria di Olmert. «Abbiamo raggiunto tutti i nostri obbiettivi. Hamas è stato ridimensionato, i suoi leader costretti a nascondersi, tutte le zone di lancio dei missili sono sotto il nostro controllo, l’esercito ha confermato la forza d’Israele». Ma quella fine annunciata, e fissata per le 2 della notte appena trascorsa, è stata preceduta da durissimi combattimenti a Gaza, nuove aspre critiche a Tsahal, l’esercito israeliano accusato di aver colpito per la quarta volta una scuola dell’Onu. Al Cairo, intanto, il ministro degli esteri Aboul Gheit spara a zero contro la decisione unilaterale e definisce Israele il peggior ostacolo alla pace mentre il presidente egiziano Hosni Mubarak convoca per oggi un vertice a sorpresa, presieduto da lui e da Nicolas Sarkozy per definire i meccanismi della tregua. La manovra di Mubarak, che in mattinata liquidava con un “niet” una presenza internazionale sul proprio confine, punta a incassare il merito della tregua e di coprire i sospetti di collaborazione con il governo di Olmert nel complesso meccanismo diplomatico che ha portato alla fine dei combattimenti. La presenza oggi a Sharm El Sheikh del presidente francese Nicolas Sarkozy e quella di altissimi esponenti internazionali - tra cui il presidente del consiglio italiano Silvio Berlusconi, il segretario di Stato Condoleezza Rice e il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon - serve ad annacquare la stretta di mano a Ehud Olmert che sancirà la tregua. Del resto se il cessate il fuoco unilaterale deve cancellare l’impressione di aver indirettamente negoziato con Hamas, le mosse di Mubarak sono indispensabili per coprirsi dalle accuse di chi parla di un piano egiziano imposto ad un Hamas militarmente agonizzante. Un piano che garantirà tra l’altro il ritorno dei moderati di Fatah nella Striscia e al valico di Rafah. In tutto questo non è chiara la posizione di Hamas che ripete che il cessate il fuoco unilaterale israeliano «non fermerà la resistenza a Gaza». Infatti, secondo quanto hanno riferito fonti dell’esercito israeliano, dopo l’annuncio della tregua, i miliziani di Hamas hanno lanciato altri otto razzi. Ora si aspetta la reazione israeliana preannunciata da Olmert che ha già avvertito che l’esercito risponderà a qualsiasi violazione della tregua.
L’azione più devastante - in una giornata scandita da intensi combattimenti - è l’ennesimo bombardamento di una scuola dell’Onu trasformata in rifugio. Succede nella martoriata Beit Lahiya, la cittadina del nord della Striscia che paga a carissimo prezzo la sua fama di poligono di lancio per i razzi di Hamas. Nella scuola dell’Onu ci sono 1600 sfollati fuggiti dalle proprie case, ma neppure stavolta le insegne delle Nazioni Unite si dimostrano sufficienti. Alle sette del mattino due granate di carro armato si abbattono sull’edificio, dilaniano due fratellini e feriscono 14 persone tra cui la madre dei due bimbi. Stavolta i coordinatori dell’Onu non misurano le parole e arrivano a chiedere un’inchiesta per «sospetti crimini di guerra».
«Quando c'è un attacco a una scuola dell'Onu in cui si sono rifugiate 1.600 persone e di cui Israele conosce le coordinate e sa chi vi è all'interno e quando questo rappresenta l'ultimo di una serie di attacchi diretti o indiretti alle strutture dell'Unrwa, ci deve essere un'inchiesta per stabilire se siano stati commessi dei crimini di guerra» dichiara Christopher Gunness, portavoce delle Nazioni Unite nella Striscia. A confermare la durezza degli scontri infuriati prima del cessate il fuoco contribuisce la notizia di 9 feriti gravi tra le file di Tsahal, cinque colpiti da un missile anti carro e quattro vittime probabilmente di un altro episodio di fuoco amico. Le vittime palestinesi superano, intanto, i 1200 morti. Di questi secondo il dottor Muawiya Hassanein, capo dei servizi di emergenza a Gaza, 410 sarebbero bambini, 108 donne, 113 anziani, 14 infermieri e 4 giornalisti.