La svolta della Juve: ecco la nuova casa per la rinascita bianconera

Pronto il primo stadio di proprietà in Italia. Manca ancora il nome, ma l'impianto è avveniristico e la società si aspetta di triplicare gli introiti. E nella cerimonia si "cancellerà" calciopoli

Lo Juventus Stadium può dirsi pronto. Domani sarà “il” giorno: quello dell’inaugurazione ideata e organizzata da K-events: 35mila biglietti già venduti, ne restano circa 5mila che non è difficile pensare dureranno poco.

Sarà una giornata speciale che non si limiterà all'amichevole con gli inglesi del Notts County, che nel 1903 spedirono a Torino una fornitura di magliette bianconere che sostituirono l'originale divisa rosa. Appena prima delle 20 inizierà uno spettacolo che per impatto e costi (due milioni) equivarrà a una finale di Champions League: Linus, affiancato da Cristina Chiabotto, introdurrà il pre-show e poi si narrerà la storia della Signora, con un countdown che partirà da 114 (gli anni di vita della società) e che negli ultimi 29 secondi mostrerà le fasi di costruzione del nuovo impianto accostandolo a immagini degli scudetti conquistati. Quindi la Juventus porrà l’accento sulle vittorie ottenute sul campo non riconoscendo di fatto calciopoli e i due tricolori revocati.

Comunque sia, fin da domani tutto vorrà essere perfetto in una zona della città non proprio nobile - quella della Continassa - che stavolta si augura davvero di svoltare. Da qui Agnelli e la Juventus vogliono e devono ripartire per dimenticare tutto il brutto degli ultimi anni. Ancora ieri decine di operai provvedevano ad abbellire la struttura, ad appendere le ultime foto giganti, a collegare fili, sistemare seggiolini e montare l’insegna “Juventus Stadium”.

L’odore di nuovo sbucava da ogni angolo, le prove audio spaccavano i timpani e comunque i tavoli di uno dei vari ristoranti presenti all’interno dello stadio erano già apparecchiati. «L’impianto vivrà sette giorni su sette - ha ribadito Francesco Gianello, direttore dello stadio -. Da ottobre si potrà visitare, arrivando fin negli spogliatoi, e in primavera apriremo anche il Museo della società. Di regola vi lavoreranno una trentina di persone, ma nei giorni delle partite si arriverà anche a 800 unità».
L'investimento bianconero, finanziato da Credito Sportivo, Sportfive e Nordiconad, è stato di 122 milioni: quello che ci si aspetta è che porti ogni anno soldi freschi nelle casse del club. «La scorsa stagione l’Olimpico ci ha fruttato 11,5 milioni - ha spiegato Francesco Calvo, nuovo direttore marketing -, cifra che adesso puntiamo a triplicare pur mantenendo inalterati i prezzi dei biglietti. Intendiamo arrivare al 20% del nostro fatturato: fino a ieri eravamo fermi all’8%, contro il 13 della media italiana e il 26-27 di Inghilterra e Germania. E lo faremo grazie all’aumentata capienza, al naming right e ad alcuni servizi aggiuntivi tra cui il Premium Club, ovvero circa 4mila posti venduti alle aziende». A proposito dello sponsor (tuttora assente) che dovrà dare il nome alla struttura, è stato forse il vero colpo da maestro di J. C. Blanc: l’ex presidente e amministratore delegato aveva infatti siglato un accordo - valore di 75 milioni di euro - con i tedeschi di Sportfive (del gruppo francese Lagardère), i quali per i prossimi dodici anni potranno gestire in esclusiva il naming right della struttura.

È chiaro che con una squadra giunta settima in campionato per due stagioni di fila - e fuori dall’Europa - nessuno se la sia finora sentita di svenarsi: «Adesso che è tutto pronto - ha proseguito Calvo - sarà più facile fare capire i possibili benefici ai potenziali investitori».
Si vedrà. Intanto l’ex Delle Alpi, dove la Juve ha giocato dal 1990 al 2006, avrà una capienza di 41mila posti (prima fila a soli 7,5 m dal campo) e, considerando anche le aree esterne, si estenderà su una superficie di circa 360mila mq: a fianco dello stadio sorgono infatti il centro commerciale “Area 12” (attivo da ottobre: 60 negozi tra cui un ipermercato) e il prossimo Museo della società. Sono stati anche ricavati 30mila mq di aree verdi e 4mila parcheggi destinati agli spettatori. Di tutto di più, insomma: per farlo funzionare al meglio, però, servirà una squadra capace di arrivare almeno terza in campionato. Non dovesse succedere, la scatola (bella) si svuoterebbe in fretta.