La svolta della moda: «Sulle passerelle basta con le lolite»

Il presidente di AltaModa Roma non vuole più baby-modelle. Il viceministro Urso: «Serve un codice etico. No alle under 16»

Eleonora Barbieri

da Milano

Hanno quattordici anni, ma non conoscono le imperfezioni dell’adolescenza: sono già bellissime, eteree, pronte a essere protagoniste in passerella, per gioco magari, o perché spinte dai familiari, o perché in cerca di fortuna, lontano da Paesi troppo infelici. Le modelle bambine attraversano la storia delle sfilate, ogni tanto compare un volto nuovo, destinato al successo; ma ora la moda italiana sembra voler mettere un freno al fenomeno, ponendo un veto alle under 16.
L’allarme è stato lanciato da Stefano Dominella, presidente di AltaRoma, visto il numero crescente di baby-modelle sfoggiate dagli stilisti in questi giorni nella capitale; e la necessità di regole più severe è stata ribadita ieri anche da Adolfo Urso, viceministro per le Attività produttive con delega per il Commercio estero, alla presentazione delle sfilate romane: «È necessario un codice etico che regoli il limite minimo di età delle modelle utilizzate nelle sfilate a 16 anni, come avviene già in Francia - ha spiegato Urso -. Gli attori delle sfilate devono realizzare una sorta di autoregolamentazione per limitare l’ingresso nel mondo del lavoro alle giovanissime. Se ciò non dovesse accadere interverrà il legislatore».
I lavori per preparare il codice, in accordo con lo stesso Dominella, cominceranno ai primi di febbraio, dopo le sfilate di questi giorni, durante le quali sono comparse ragazzine anche di 14 anni, talvolta accompagnate da madri entusiaste, altre volte sole, come accade per le giovanissime dell’Est Europa. Sono proprio loro quelle che preoccupano di più, soprattutto perché, dopo le sfilate, ad attenderle c’è una realtà attraente e completamente nuova, nella quale, per muoversi, servono armi spesso raffinate e un equilibrio che non tutte possiedono, data l’età.
Per questo, l’appello delle istituzioni coinvolge anche i protagonisti del settore: le agenzie innanzitutto, a volte troppo «spregiudicate» nello scegliere un volto, un corpo, senza badare al resto e poi le stesse case di moda. «Un secondo aspetto su cui puntare l’attenzione, oltre all’urgenza del codice etico - ha sottolineato infatti il viceministro - è quello della formazione dei giovani stilisti, con una scuola di educazione che solo AltaRoma può fare».
La «responsabilità», quindi, non si può attribuire soltanto a genitori troppo ambiziosi, ma anche il mondo della moda deve fare la sua parte. Una critica che non suona certo nuova: già nel 2004 la presenza sul palco della moda milanese di Jade Foret, esile tredicenne belga dal viso esotico e la corporatura da cigno (è alta un metro e ottanta) aveva suscitato un putiferio, con tanto di proteste del Codacons, che ha denunciato lo «sfruttamento» delle bambine da parte delle firme. Allora, in difesa dell’innocente Jade era intervenuta anche Kasia Smutniak, scappata dalla difficile vita in Polonia all’età di 15 anni per fare la modella in Occidente: lei ce l’ha fatta, ma ha avvertito che «la strada è piena di pericoli», soprattutto per ciò che «gira intorno» al mondo della moda.
Il problema - come ha sottolineato anche il presidente di AltaRoma - sono soprattutto le piccole agenzie che, spesso, si occupano di fornire vitto, alloggio e spostamenti ma poi pagano cifre miserevoli alle ragazze, impegnate per ore. Succede ad alcune giovani sconosciute, «sfruttate» perché arrivano da paesi dove poche centinaia di euro sono uno stipendio di lusso e quindi non ci pensano due volte a volare in Italia, nella speranza di un futuro più roseo; non era forse il caso di Jade Foret, e neppure quello di molte giovanissime spalleggiate da mamma e papà, in attesa di lanciarsi in altre avventure, dalle selezioni per le Veline a quelle per Miss Italia. Non è stato così neppure per alcune bellissime, che hanno magari cominciato con sfilate «da denuncia», ma ora si godono cachet miliardari e copertine sulle riviste più famose del mondo.
Come la brasiliana Gisele Bündchen, che ha iniziato a lavorare come modella a 14 anni: da allora, la sua scalata verso il successo è stata inarrestabile, né pare si sia mai lamentata degli esordi. Certo dipende dai compagni di strada: anche Laetitia Casta è stata notata in età scolare, quando, a 15 anni era su una spiaggia a Lumio, in vacanza con la famiglia, che non l’ha mai persa di vista. Ha vinto un concorso locale, è stata notata da un agente della Madison ed è diventata la corsa più famosa di Francia dall’epoca di Napoleone. Un’altra icona, Martina Colombari, è stata incoronata la più bella d’Italia a soli 16 anni, e ancora oggi ne va fiera.
C’è anche la versione edificante: sono state proprio le passerelle a salvare la russa Natalia Vodianova da un’infanzia poverissima. Per lei, ancora adolescente, la moda è stata la scarpetta di Cenerentola. Il guaio è che non sempre il numero è quello giusto.