Svolta nel caso Pegah: «La lesbica iraniana non sarà rimpatriata»

La Farnesina: «Stiamo premendo perché Londra le dia asilo. In caso contrario l’accoglierà l’Italia»

Se fosse costretta a tornare in Iran rischierebbe la tortura, almeno cento frustate, e se fosse accertata la recidività, la condanna sarebbe la lapidazione o l’impiccagione. E allora meglio morire che tornare nel suo Paese d’origine.
Pegah Emambakhsh è lesbica. È questa la sua «colpa», è questa la sua macchia per un regime inflessibile nei confronti degli omosessuali. Così nel 2005 - allora aveva 38 anni - fugge dal suo Paese passando dalla Turchia e approda nel Regno Unito. A casa lascia due figli, nati da un matrimonio combinato, e una compagna, condannata alla lapidazione perché il suo amore di donna per un’altra donna è stato già giudicato «immorale» da Teheran.
Pegah oggi è al centro di un caso internazionale in cui l’Italia potrebbe giocare una parte decisiva. Perché dopo il suo approdo nel Regno Unito, lo scorso 13 agosto, è finita in un carcere, a Yarls Wood, nei pressi di Sheffield: la richiesta di asilo politico sarebbe stata respinta perché la giovane non sarebbe stata in grado di provare la sua omosessualità. Ora l’Italia si è mobilitata, lanciando la proposta di sostituirsi a Londra. L’idea di offrire asilo alla donna è stata lanciata dal ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, e la mobilitazione e l’attenzione mediatica attorno al caso potrebbero presto portare a una svolta. Lo conferma al Giornale, pur mantenendosi cauta, Patrizia Sentinelli, sottosegretario agli Affari Esteri: «La situazione è ancora molto incerta. Ma ci auguriamo che possa farsi più chiara nelle prossime ore. Noi stiamo premendo per arrivare a una soluzione prima possibile». Insomma, già da oggi le pressioni del governo italiano potrebbero portare i primi frutti. Londra, d’altra parte, non si è mostrata contraria a spostare il caso sul fronte italiano e a lasciare che Roma conceda l’asilo a Pegah. Ma il sottosegretario Sentinelli lascia intendere al Giornale che il pressing italiano possa spingere Londra a rivedere la decisione: «Che il caso si risolva in Inghilterra ci sembra il modo più conforme per chiudere questa vicenda. Siamo in continuo contatto con il governo inglese, che sta procedendo alla verifica dello status di rifugiato. In ogni caso, Londra ha offerto ampia disponibilità perché Pegah possa venire in Italia se in Inghilterra non ci fossero le condizioni per accettare la sua richiesta di asilo. In un modo o nell’altro speriamo di chiudere presto, forse già domani (oggi, ndr) e in modo positivo, questa triste vicenda».
Intanto la storia di Pegah, che poco risalto ha avuto sui media inglesi, non poteva lasciare indifferente Arcigay e Arcilesbica. Oggi a Roma si terrà un sit-in di fronte all’ambasciata britannica per chiedere a Londra la concessione dell’asilo politico. «Quello che è successo è sorprendente - spiega al Giornale l’onorevole Franco Grillini -. C’è una donna in Iran condannata alla lapidazione e un’altra, nell’evoluta Europa, che rischia di essere rimpatriata nel suo Paese e fare la stessa fine. Per questo domani (oggi, ndr), saremo in piazza, per dire il nostro «no». E per sollecitare il nostro governo a prendere posizione una volta per tutte». Grillini poi si spinge a un’amara considerazione: «La stretta contro gli omosessuali in Paesi come l’Iran, l’Egitto e l’Arabia saudita è il segno di un peggioramento nel trattamento dei gay, legato all’influenza dell’integralismo islamico».