Svolta nel caso Tarantini, il gip: "La competenza non è di Napoli"

Il gip di Napoli ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla
scarcerazione di Gianpaolo Tarantini, indagato per il presunto ricatto a Berlusconi. Il giudice non ha deciso sulla revoca o l’attenuazione della misura, trasmettendo gli atti al pm di Napoli che dovrà a sua volta inviarli alla procura capitolina. E Ghedini rivela: "Lavitola voleva bastonarmi perché non ho voluto si candidasse"

Napoli - Il gip di Napoli, Amelia Primavera, ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla scarcerazione dell’imprenditore pugliese Giampaolo Tarantini, arrestato nell’ambito dell’indagine sul presunto ricatto al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. E l'inchiesta deve passare a Roma. Niccolò Ghedini, legale del premier, si dice soddisfatto: "Berlusconi è a disposizione se i pm vorranno sentirlo". 

La decisione del gip "In ordine al reato di estorsione, la competenza è dell’autorità giudiziaria di Roma", scrive il gip rispondendo alla richiesta avanzata dai legali di Tarantini Alessandro Diddi e Invan Filippelli. Per questo motivo non ha deciso sulla revoca o l’attenuazione della misura, trasmettendo gli atti al pm di Napoli che dovrà a sua volta inviarli alla procura capitolina. "Avevamo presentato una memoria alla procura di Napoli per chiedere che la competenza fosse trasferita a Roma - ha commentato Ghedini - ora vediamo che il gip prende questa decisione, tra l’altro ritenendo credibili le dichiarazioni del presidente Berlusconi contenute nella memoria". Il legale del Cavaliere si è, quindi, detto soddisfatto della decisione presa dal gip partenopeo: "Se i pm di Roma riterranno di voler sentire il presidente, ovviamente è a disposizione".

Atti trasmessi a Roma "Questo ufficio, in conformità a quanto deciso dal giudice, trasmetterà al più presto gli atti all’autorità giudiziaria romana", ha quindi comunicato il capo della Procura di Napoli Giandomenico Lepore. La decisione emessa questo pomeriggio dal gip non è impugnabile.

L'indagine parallela a Bari Il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati, avrebbe avviato un’indagine parallela sull’inchiesta che il suo sostituto, Giuseppe Scelsi, stava conducendo sulle escort che Gianpaolo Tarantini aveva portato nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi. Nel corso dell’audizione di ieri davanti alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura, il pm Scelsi ha spiegato che ggli accertamenti paralleli sarebbero stati svolti da militari della Guardia di Finanza ritenuti vicini a Laudati e al suo ufficio. L’inchiesta coordinata da Scelsi è sempre stata affidata a investigatori del nucleo di polizia tributaria delle fiamme gialle di Bari, anche dopo che Laudati affiancò a Scelsi i colleghi Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, che l’hanno portata a termine nei giorni scorsi facendo notificare otto avvisi di conclusione delle indagini. 

Gli appalti di Finmeccanica Sarebbero quattordici e avrebbero un valore superiore ai 103 milioni di euro gli appalti e le procedure negoziali gestiti dalla società Sel Proc (del gruppo Finmeccanica) in favore della Protezione civile sui quali indaga la procura di Bari. I pm baresi hanno stralciato il filone relativo agli appalti dal fascicolo sulle escort che Gianpaolo Tarantini ha portato nelle residenze del premier Silvio Berlusconi. Nel nuovo fascicolo vi sarebbero diversi indagati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero turbato le gare d’appalto e le licitazioni private indette dalla pubblica amministrazione in cambio di doni, promesse o collusioni.

Lavitola voleva "bastonare" Ghedini Il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, ha intanto rivelato che Valter Lavitola minacciò di "bastonarlo" soltanto perché, come Gianni Letta, aveva espresso parere negativo a una sua candidatura alle elezioni. A rivelarlo è lo stesso avvocato interrogato dai pm di Napoli. Nel 2008 il direttore dell'Avanti aspirava a una candidatura alle elezioni politiche "ovviamente in una posizione tale da poter essere eletto". L’avvocato del premier, che spiega di aver sempre collaborato alla compilazione delle liste, si oppose: "Io avevo consigliato, sia io sia il dottor Letta in maniera ancor più vivace di me il presidente Berlusconi di non frequentare questo signor Lavitola, che sarà una persona simpaticissima, piacevolissima, ma che non ci entusiasmava per ciò che veniva prospettato". Ma, spiega Ghedini, "il presidente Berlusconi, che è uomo così generoso, generoso di sè, dopo che il signor Lavitola non fu messo nelle liste elettorali, gli spiegò che ciò era dovuto anche al fatto che sia io sia il dottor Letta avevamo dato un nettissimo parere negativo... Ciò provocò in lui una reazione non particolarmente piacevole, tanto che andò in ufficio dal presidente e, parlando con Marinella (Brambilla, segretaria del premier, ndr),fece delle minacce di tipo fisico".