Svolta nel delitto di Roma:i killer sono due maghrebini

Svolta nelle indagini. Individuati gli assassini della piccola Joy e del padre. Sono pregiudicati, traditi dalle impronte. Trovate anche tracce di Dna

Roma - Hanno nome e cognome e anche un volto i killer di Zhou Zeng e della piccola Joy. I carabinieri li hanno individuati, sanno chi sono, chi frequentano e come si muovono. Li braccano. Mentre scriviamo potrebbero averli già presi. Si tratta di due maghrebini già noti alle forze dell’ordine, due balordi qualunque, non rapinatori professionisti, che mercoledì sera, a Roma, probabilmente grazie ad una talpa che li aveva informati su quanto fosse alta la posta in gioco, hanno seguito il commerciante cinese e la moglie per sottrargli la borsa piena di soldi, sedicimila euro in contanti frutto dell’attività di money transfer della coppia. La reazione imprevista di Zhou e della moglie Liyan, che hanno cercato di difendere i soldi nonostante in braccio al papà ci fosse la piccola di nove mesi, li avrebbe colti di sorpresa facendo finire la rapina nel sangue.
Fuggendo i due balordi, più il terzo che li aspettava a bordo dello scooter con il quale si sono allontanati, presi dal panico dopo aver lasciato sull’asfalto il corpo di una bambina di nove mesi e del suo papà hanno commesso una serie di errori che ha portato gli investigatori sulle loro tracce. Anche i loro visi sono noti, fissati nei fotogrammi di alcune telecamere che hanno ripreso la fuga. Avevano i caschi, ma non erano di quelli integrali e le immagini visionate sono chiarissime. È solo una questione di ore, insomma. I magistrati ritengono che i nordafricani non si siano allontanati da Roma, ma che se ne stiano ben nascosti protetti da alcune persone già identificate aspettando il momento giusto per scappare all’estero. I quartieri periferici di Roma dove la presenza di immigrati è forte vengono setacciati continuamente dalle forze dell’ordine, al primo passo falso gli assassini non avranno scampo: ogni possibile contatto è tenuto sotto controllo, intorno a loro è stata fatta terra bruciata. Le indagini puntano anche ai favoreggiatori che hanno agevolato finora la loro latitanza.
In mano gli investigatori hanno le impronte dei killer, che sono pregiudicati e quindi schedati, lasciate un po’ ovunque, sui caschi e sullo scooter ritrovati poche ore dopo il duplice omicidio in via Prenestina, oltre che sulle borse, quella vuota di Liyan, e quella piena di banconote del marito. I Ris dei carabinieri hanno isolato anche il dna di un uomo, un profilo genetico etnico che una volta presi i ricercati sarà utile per inchiodarli alle loro responsabilità. Erano sporchi di sangue i soldi contenuti nella sacca sottratta a Zhou e ritrovata giovedì nascosta in un casolare grazie al cellulare della moglie che, dall’interno, ha funzionato da «antenna». Per questo, probabilmente, i balordi se ne sono sbarazzati, perché le banconote in quelle condizioni non sarebbero state facilmente utilizzabili. Continuano gli accertamenti anche sull’attività di mooney transfer che gestivano Zhou e Liyan. La coppia raccoglieva denaro di non limpida provenienza dagli stranieri che frequentavano il loro bar per trasferirlo all’estero.
Gli immigrati nordafricani hanno espresso la loro vicinanza alla comunità cinese attraverso il presidente dell’associazione nordafricani in Italia Kamel E. Belaitouche: «La verità è che non fa differenza da quale paese arrivino questi malviventi - ha detto - la delinquenza è da condannare sempre e comuqnue indipendentemente dalla razza o dall’etnia».