Svolta del nuovo Psi: autonomi dai Poli

De Michelis conferma la netta opposizione al governo dell’Unione: «Ma questo bipolarismo non ci piace»

da Roma

Autonomia, perché questo «bipolarismo in salsa italiana» non funziona. «Netta opposizione» al governo Prodi, ma senza legarsi ai destini della Cdl. Libertà di coscienza al referendum, perché le riforme istituzionali vanno fatte a larga maggioranza. E il rilancio della grande coalizione, come unica strada per superare l’emergenza italiana.
Questa, in pillole, la piattaforma approvata dalla direzione del Nuovo Psi, la prima dopo la netta sconfitta elettorale: 0,8 per cento alle politiche insieme alla Dc di Rotondi. Ma è soprattutto il futuro dei socialisti quello che più interessa agli eredi del garofano: basta con la ricerca dell’unità, delle intese tra dirigenti, è l’ora di porre la «questione socialista» in quanto tale. «Usciamo da un periodo travagliato e da un passaggio elettorale difficile - dice Gianni De Michelis -. Ci siamo riuniti per valutare cosa fare nel futuro e abbiamo deciso di riprendere con maggior vigore la nostra battaglia centrale, la questione socialista». Da qui la scelta di mettersi fuori dai poli. «Non ci convince né il partito democratico né il partito dei moderati. Il punto di riferimento è l’Europa e per questo c’è l’esigenza di costruire una grande forza socialista come accade negli altri Paesi del continente».
«Superate» le collocazioni di campo dalla crisi del bipolarismo, «tramontata» la possibilità di riunire i frammenti rincollando gli apparti e correndo appresso allo Sdi, il Nuovo Psi sceglie quindi l’autonomia. Questo, spiegano, non vuol dire chiudere la porta in faccia alla Cdl e nemmeno inseguire un inesistente terzo polo. E neanche prepararsi a saltare sul carro dei vincitori». Restano infatti tutte le critiche per «un governo rabberciato, costretto ogni giorno a pesanti mediazioni per restare a galla in una situazione che difficilmente potrà durare a lungo». I socialisti vogliono però «recuperare l’autonomia politica» per una linea che sarà «ispirata al riformismo». Il modello è il blairismo, o il nuovo socialismo francese impersonato da Ségolene Royal.
E per il 25, libertà di coscienza. «Noi riteniamo necessario una profonda riforma costituzionale - conclude De Michelis - ma al tempo stesso sosteniamo che il cambiamento deve essere largamente condiviso e non può essere realizzato a colpi di maggioranza. Insomma, non si può votare sì solo per dire no al governo, sono due questioni distinte».