La svolta di An, occasione per la Cdl

Il testo elaborato da An consente di aprire un dibattito sui nodi di fondo che stanno davanti al centrodestra. Il documento di An contiene riflessioni di carattere politico-culturale, una opzione politica riguardante proprio An (la scelta di adesione al Ppe), l'auspicio per la formazione di un soggetto politico unitario del centrodestra.
Già Sandro Bondi ha fatto rilievi critici che condivido. In primo luogo il documento intende distaccare ulteriormente An da una caratterizzazione tradizionale di destra e di dislocarlo lungo un crinale di centro, centrodestra. Il rischio politico, paventato da Bondi, di una dislocazione in una sorta di «terra di nessuno» è certamente esistente e richiede ulteriori riflessioni. Il documento si misura con alcuni degli elementi di novità emergenti nella società italiana. Coglie, per esempio, il fatto che al nord, sia al nord-ovest che al nord-est, si è aggregato un blocco valoriale e sociale innanzitutto di tipo produttivo che ha sconvolto gli schemi tradizionali della sinistra, perché di tipo interclassista, mettendo insieme piccoli e medi imprenditori, lavoratori e ceto medio. Il documento sottolinea anche il fatto che il nuovo ceto medio italiano combina insieme valori, interessi sociali, un’idea della società lungo un crinale, aggiungiamo noi, che esclude qualsiasi estremizzazione ideologica. Diciamo ciò rispetto ad alcune tendenze, che personalmente non condividiamo, ad ideologizzare in modo estremistico, nel centrodestra, il tema dei valori. Ci sembra che sia prevalente nel popolo di centrodestra una linea equilibrata fra laicità, riferimento ad alcuni valori, status della famiglia, la stessa bioetica. A mio avviso - ma su questo innesto una valutazione tipica della cultura liberal-socialista dalla quale provengo e nella quale non solo tuttora mi riconosco ma che è anche la motivazione per scegliere Forza Italia e la Casa delle Libertà in alternativa globale a questa sinistra giustizialista, massimalista, insieme confusa e autoritaria - a proposito di tutta la tematica riguardante la bioetica e temi simili deve rimanere ferma una posizione di principio: la Chiesa deve essere libera di pronunciarsi su qualunque materia, ma il cittadino e le forze politiche devono essere altrettanto libere di aderire, dissentire, assumere posizioni di mediazione rispetto a quelle delle autorità ecclesiastiche. In caso diverso finiscono la laicità dello Stato e l'autonomia della politica. Detto questo, come laico, preferisco fare i conti e mediare, avendo anche posizioni diverse, con il mondo cattolico che non con le posizioni disgreganti su una serie di temi della sinistra paleo-comunista e post-comunista.
Il documento di An esprime una sensibilità pronunciata nei confronti del sud. Perché nel sud non si è coagulato il blocco sociale aggregatosi al nord? A nostro avviso per due ragioni di fondo: perché al sud la società civile non ha la stessa autonoma forza produttiva, imprenditoriale, aggregativa del nord e perché il governo di centrodestra nei cinque anni passati non ha avuto la capacità di surrogare con la sua azione questi limiti strutturali e culturali.
Sul piano politico il documento di An è funzionale a costruire le condizioni culturali per l'adesione di An al Partito popolare europeo. Si tratta di un'opzione certamente positiva e condivisibile da tutti i punti di vista. Per ciò che riguarda la prospettiva del soggetto politico unitario pongo alcuni interrogativi. Come si concilia l'ipotesi di un soggetto unitario del centrodestra con il mantenimento della legge elettorale proporzionale? Si tratta di un interrogativo che non va sottovalutato, anche perché nelle elezioni del 2000 la partita è stata giocata anche sul terreno di coprire con il massimo numero di liste tutti gli spazi possibili. Come è noto il centrosinistra sul terreno delle alleanze ha seguito la linea opposta a quella dell'Spd tedesca: in Germania oggi c'è la grande coalizione perché l'Spd ha rifiutato di allearsi con il partito di Lafontaine e di Gys. Secondo, non ho mai visto una unificazione tra partiti che realizzi la somma dei partiti precedenti, a meno che essa non avvenga sullo slancio di un grande movimento della società civile. Terzo, dobbiamo sapere che al nord c'è una tematica riguardante la crescita istituzionale-operativa di alcune regioni che coinvolge la Lega. Quarto, allo stato attuale delle cose, rispetto alla scadenza indicata nel documento di An (le elezioni europee), dobbiamo fare i conti con il fatto che l'Udc si è smarcata e conta di presentarsi con una propria autonoma lista a quella scadenza elettorale. Ciò apre seri problemi politici. Su tutto ciò dobbiamo aprire una discussione che non sia sottoposta alla «surenchère» di fatti mediatici e organizzativi anteposti all'approfondimento e allo scioglimento dei nodi politici. È quanto è avvenuto in alcuni momenti del passato quando abbiamo vissuto in uno stato di totale schizofrenia: nei giorni lavorativi i gruppi dirigenti dei partiti della Casa delle Libertà si affrontavano in uno scontro privo di esclusione di colpi che ci ha fatto enormi danni, nei giorni festivi celebravano le cerimonie sul partito unico.
Il documento di An è un contributo serio per una discussione politica che ci auguriamo altrettanto seria.
*Vice coordinatore di Forza Italia
cicchitto@forzait.org