Svolta in Olanda: stop agli immigrati

Il partito anti-islamico fa pesare il suo determinante appoggio esterno
al governo e ottiene una legge che vieta il burqa per le donne ma anche
l’impegno a dimezzare gli extracomunitari

Sarà stato una quindicina d'anni fa, a Stoccolma. Lui si chiamava Giovanni, aveva una trentina d'anni, era un calabrese di Rossano e nella sua vita aveva lavorato sì e no sei o sette mesi. Ma non di seguito. Prima in Olanda, poi in Svezia. In Svezia c'era arrivato sul finire degli anni Ottanta inseguendo due miti: quello della femmina facile e del welfare. E aveva trovato tutti e due. «Il risultato è che ora cambio donna ogni sei mesi. Dunque un tetto ce l'ho», mi raccontò. E per i soldi? «Se uno si contenta è facile. Col sussidio di disoccupazione prendi anche ottocento euro (la cifra era in fiorini, ma tanto farebbe ora, ndr). E se dimostri che sei iscritto a un corso per imparare l'olandese i soldi sono anche di più», ridacchiava raccontando.
Ero andato in Svezia e in Olanda per una inchiesta sul declino del welfare, il mitico sistema che per decenni aveva garantito ai cittadini del Nord una sorta di Nirvana socialdemocratico accompagnandoli dalla culla alla tomba con una rete di protezione che non aveva una smagliatura. Era la terra promessa di migliaia di rifugiati e di immigrati che qui, senza scavalcare l'Atlantico, avevano trovato un'altra America.
Tutto questo ora è un ricordo. Ma che si potesse arrivare (è il caso dell'Olanda, ed è la notizia di oggi) a ridurre della metà l'immigrazione di uomini e donne provenienti da Paesi non occidentali e del 25 per cento l'afflusso di chi chiede asilo politico, questa era una cosa impensabile ancora quindici anni fa. Ad annunciare il nuovo, epocale giro di vite è stato l'uomo divenuto ago della bilancia della politica olandese, il leader della destra xenofoba Geert Wilders, che grazie al suo sostegno esterno consentirà alla coalizione di cristianodemocratici e liberali di destra di governare senza avere la maggioranza.
Ma le condizioni imposte da Wilders, leader del partito per la Libertà, non si fermano all'immigrazione. Nel mirino della destra è finito naturalmente anche il burqa, che sarà vietato, mentre anche il velo islamico sarà sottoposto a restrizioni negli uffici pubblici. L'annuncio è giunto in una conferenza stampa congiunta con il premier designato Rutte e con il capo dei liberali, Maxime Verhagen. Rutte ha dal canto suo annunciato che il motto del nuovo esecutivo sarà "Libertà e responsabilità". «Restituiremo il nostro Paese - ha affermato - agli olandesi, che lavorano sodo».
Fine della pacchia, dunque, per le migliaia di immigrati dal Terzo e dal Quarto mondo che vedevano nei Paesi del nord Europa un paradiso che somigliava un po' alla terra promessa e un po' al paese di Bengodi. Si comincia con l'Olanda: più difficile sarà arrivarci, da oggi in poi, ma anche restarci, se non si rispettano le regole. La concessione del passaporto, ad esempio, sarà condizionata; e in caso di crimini commessi entro il quinto anno dalla concessione, il documento potrà essere ritirato.
Duri con i forestieri, secondo un trend che si sta allargando a tutta l'Europa, ma teneri con gli animali. È la linea imposta al partito da Wilders, lo xenofobo buono, che vuole la nascita di un corpo di polizia interamente dedicato alla protezione e al benessere degli animali. Un gesto populista? Forse sì, come quello di abolire il divieto di fumo nei piccoli caffè. Ma è proprio di questo, di un "populismo" attento agli umori del popolo che si sentiva la necessità.