La svolta di Perissinotto, un uomo solo al comando

È un Giovanni Perissinotto più in sella e più sicuro di se stesso che mai quello che si presenta per il decimo anno consecutivo alla conferenza stampa dopo l’assemblea annuale, unico luogo e momento in cui i vertici delle Generali rispondono alla domande della stampa, per poi tacere fino all’anno successivo. Le dimissioni del presidente Geronzi del 6 aprile scorso, con il quale non si è mai preso, lo hanno rinforzato non poco, uscito vittorioso dal braccio di ferro grazie al sostegno largamente maggioritario di consiglieri e soci. Così, con chi gli chiede del vicepresidente Vincent Bollorè, grande azionista di Mediobanca, che il 16 marzo voleva votare contro il bilancio e che ieri ha invece votato a favore, Perissinotto è gelido: «La notte porta consiglio». È un po’ come se la carica di group ceo, capo azienda assoluto, assegnata l’anno scorso, sia diventata operativa solo ieri, dopo un anno vissuto pericolosamente. Così è sembrato anche in assemblea, quando con orgoglio ha difeso la bontà della propria gestione, finita spesso sotto i riflettori specie nel confronto con quella dei concorrenti Axa e Allianz: sbagliato, ha spiegato ai soci il group ceo, perché Generali non ha fatto aumenti di capitale, e loro sì; perché in Italia la fiscalità è più pesante; perché la nostra Borsa più volatile e, in questi ultimi tempi, è andata ben peggio.
Ma è sulla joint venture in Est Europa con Ppf – al centro delle dispute con Bollorè - che Perissinotto, martellato dalla stampa, ha detto la cosa più importante: anche in caso di esercizio della put da 3 miliardi per rilevare il residuo 49% della jv nel 2014, non sarà necessario aumentare il capitale: «In base ai nostri piani riusciremo a crescere, a pagare gli interessi sul debito, a remunerare gli azionisti e a finanziare la nostra produzione, nonché a generale tra qui e il 2014 quattro miliardi di free cash flow». Anche per questo non c’è nessuna esigenza di rivedere i termini del contratto con il patron di Ppf, Petr Kellner, sostiene Perissinotto. Che ha poi smentito, non senza un po’ di fastidio, le voci secondo le quali del tema si parlerà nei prossimi cda. Esiste però un mandato a Mediobanca esplorare tutte le alternative per massimizzare l’utilità della quota di Generali nella jv con Ppf. Le conclusioni, per ora ancora ufficiose, confermano la bontà dell’operazione nei termini in cui è stata eseguita. Di Geronzi, però, non ha parlato molto, liquidando lo psicodramma di questi mesi in due parole: «Le deleghe sono sempre state chiare. Ci sono state ogni tanto delle e esternazioni che non corrispondevano con quello che era il nostro piano industriale, ma non abbiamo mai deviato dal nostro piano». Ma sull’ex presidente si è un po’ «infierito» quando Galateri ha risposto a una domanda sulla Fondazione Generali (di cui ora Geronzi è presidente), chiarendo che il plafond di spese deliberabili da presidente è di 10mila euro: sopra tale cifra si deve riunire il consiglio, che in ogni caso ha un tetto annuo di 2,5 milioni. In altri termini, peanuts.
MZ