La svolta della ribelle senza Dio: «Canto poesie in chiesa per Wojtyla»

«Gli eroi del ’900 sono Madre Teresa e John Coltrane»

La rockstar ribelle finisce in chiesa. Negli anni Settanta, sui palchi infuocati dalla contestazione, sembrava una contorsionista o una indemoniata; oggi porta il misticismo pagano delle sue canzoni nelle chiese italiane. Nell’opera di Patti Smith, per una strana alchimia, il diavolo si segna con l’acquasanta. Nel ’77 scandalizzava i benpensanti dichiarando: «Sono così presa dalla musica che mi faccio la pipì addosso oppure ho un orgasmo in scena». È l’icona maledetta del rock - inutile raccontare le sue gesta - ma anche i maledetti crescono plasmando col tempo illusioni e trasgressioni. E anche Patti, vulcanica cantautrice figlia del punk, fotografa, poetessa, cattiva coscienza dell’America, oggi stempera la rabbia con la spiritualità delle sue opere. Dunque Satana entra nel tempio - stasera nel Duomo di Portoferraio, domani a San Francesco a Prato, martedì a San Nazzaro e Celso a Brescia e mercoledì nella Basilica di San Vittore a Milano per la rassegna «La musica dei cieli» - con un intenso spettacolo acustico in trio con Tony Shanahan alla chitarra e al piano e a Giovanni Sollima al violoncello. «Non mi sento il Diavolo - ribatte Patti dolcemente - ho sempre cercato di coniugare sensualità e spiritualità che sono due facce della stessa medaglia. L’uomo è fatto così e cerca di stare in equilibrio tra ricerca del sacro e istinto. Non è una contraddizione, è la ricerca di un rapporto ideale con se stessi».
Questo qualcuno lo chiama diventare adulti.
«Certo, ma la crescita è consapevolezza che dentro di noi ci sono tante belle cose, o comunque imparare ad accettarsi. Io ho imparato a vivere il mio tempo, sono felice di cambiare fisicamente, non ho paura di invecchiare né di cambiare idea».
Non ha paura della morte?
«No, perché so che c’è uno spirito che continua il suo viaggio se ti sei comportato bene sulla Terra. Alla fine ti ricongiungi con la tua essenza. Però ho intenzione di vivere a lungo, fare tante cose e veder crescere i miei figli».
È una visione quasi cattolica della morte.
«Non mi faccio domande, so che c’è qualcosa sopra di noi e ognuno la chiama come preferisce».
Quindi i concerti nelle chiese non sono un caso.
«Ne ho già fatti. La chiesa è un ambiente sacro ma vivo e la musica può essere una forma di preghiera. Senza contare che di solito le cattedrali hanno una acustica magnifica».
Presenterà un programma molto intimista tra i suoi classici, grandi canzoni americane e poesie dedicate a Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.
«Ho preparato delle serate molto speciali, con brani dedicati al Natale e a sfondo religioso come Come On You Faithful. Ho sentito il bisogno di portare Wave For Pope Jean Paul I, omaggio a un uomo mite e retto che è scomparso misteriosamente, e Three Windows For Jean Paul II dedicata a uno dei personaggi più significativi della nostra epoca».
In che senso?
«Ho grande rispetto e ammirazione per la sua forza fisica e morale e per la sua statura politica anche se non sono d’accordo con i suoi precetti. Papa Wojtyla ha contribuito a cambiare il mondo. Senza di lui non ci sarebbe libertà nei Paesi dell’Est. Bisogna ammirare le persone che hanno fatto qualcosa per l’umanità anche se non siamo d’accordo con loro».
Se dovesse citarne altre?
«Qualcuno si scandalizzerà ma io tra queste persone metto Madre Teresa di Calcutta, John Coltrane e Jimi Hendrix».
Qualcuno non sarà molto d’accordo a mescolare sacro e profano.
«Perché, bisogna avere il coraggio di dire le cose. La religiosità della musica di Coltrane è arrivata a picchi irraggiungibili, era un vero asceta con quel sassofono e le sue ricerche religiose. Per me poi Hendrix è stato un santone moderno».
Oggi è più pacata, meno «rivoluzionaria» di un tempo?
«Non mi sento meno rivoluzionaria, forse ho meno utopie. Non sono aggressiva come un tempo e non penso astrattamente a un mondo migliore. I figli mi hanno insegnato a non pensare di essere sempre al centro dell’universo. Ciò non significa che mi senta meno rivoluzionaria o combattiva».
A Milano suonerà nella rassegna Musica nei cieli, nei suoi brani e nelle sue poesie il cielo è un elemento importante...
«Il cielo è la rappresentazione perfetta della vita. È una grande opera della natura e al tempo stesso uno spettacolo teatrale dove c’è la luna, le stelle, i pianeti, le costellazioni, gli astronauti, gli uccelli; anche i tuoi cari sono lassù. C’è tutto e il contrario di tutto, ci sono anche gli effetti speciali dati dai tuoni, i fulmini, i cicloni. È qualcosa da amare e da temere».
La sua canzone da dedicare al cielo?
«A Wing In Heaven Blue, scritta per mia figlia Jesse. Vorrei che lei avesse le ali per volare e scoprire la vera libertà. Non a caso questo brano è il titolo del mio spettacolo».
Programmi futuri?
«Una mostra delle mie opera a Parigi in febbraio. Per ora mi fermerò a Milano, alla Scala, per vedere Tristano e Isotta. Sono curiosa, Wagner mi affascina; l’opera è molto lunga ma sono preparata, porterò una bottiglia di caffè».