La svolta di Sarkozy: la Francia entra nella Nato

A 43 anni dalla clamorosa
decisione di Charles de Gaulle di uscire dall’Alleanza atlantica,
il governo francese ha deciso di porre il voto di fiducia. Martedì prossimo il voto in Parlamento. Sarkozy: "Più vicini, più indipendenti"

Parigi - Solo il voto del parlamento, atteso per martedì prossimo, separa oramai la Francia dal ritorno nel comando militare integrato della Nato. A 43 anni dalla clamorosa decisione di Charles de Gaulle di uscire dall’Alleanza atlantica, il governo francese ha deciso di porre il voto di fiducia. Ma il presidente Nicolas Sarkozy non ha più alcun dubbio: in nome di una rinnovata partnership tra l’Europa e gli Stati Uniti, il reintegro a pieno titolo di Parigi nella Nato è un fatto ineludibile. E proprio questo il capo dello stato ha ribadito oggi nel suo discorso di chiusura a un convegno della Fondazione per la ricerca strategica, opportunamente intitolato La Francia, la difesa europea e la Nato nel XXI secolo. "Il ravvicinamento con la Nato rafforzerà la nostra indipendenza nazionale", ha detto il presidente della repubblica francese, Nicolas Sarkozy.

I rapporti con l'Alleanza Membro fondatore della Nato, nel 1949, la Francia non è mai uscita ufficialmente dall’Alleanza ed oggi rappresenta il quarto paese contributore in fatto di bilancio e il quinto per impegno militare. Dal 1995, migliaia di soldati francesi sono infatti impegnati nelle tre grandi operazioni condotte dall’organizzazione transatlantica, in Bosnia, in Kosovo e in Afghanistan. Nel 1966 tuttavia, il generale Charles de Gaulle decise di sbattere la porta in faccia al comando integrato della Nato, in nome della tutela della sovranità della Francia in fatto di politica estera e in un periodo in cui Parigi sviluppava il suo programma nucleare. Il quartier generale fu trasferito dalla capitale francese a Bruxelles nell’ottobre del 1967.

La scelta di De Gaulle "Da un punto di vista operativo cambiò davvero poco. Furono presi accordi ad hoc tra il Comando Supremo Alleato e il ministero degli Esteri francese per proseguire una piena collaborazione", ha commentato ad Apcom, il professor Massimo De Leonardis, titolare del corso di Storia delle relazioni e delle istituzioni internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. E se De Gaulle scelse la strada dell’indipendenza, del rifiuto del "triumvirato" anglo-americano-francese, il suo erede politico Sarkozy sembra indirizzato sulla strada opposta. "Ma non credo che si possa dire che il presidente francese stia tradendo l’eredità gollista. Ritengo piuttosto che stia adattando la politica di De Gaulle a un’epoca nuova", ha spiegato De Leonardis.

Sarkozy: "Più vicini, più indipendenti" "L’allontanamento dalla Nato - ha spiegato il numero uno dell'eliseo sancendo di fatto il rientro della Francia nel comando integrato dell’Alleanza - proclamato ma mai realizzato, limita la nostra indipendenza nazionale". Concludendo un convegno all’Ecole militaire, Sarkozy ha sottolineato che la politica attuale è ormai "incomprensibile": "Chi può capire che si mandano i nostri militari sul campo e non si partecipa alle decisioni? Si decide che non si vuole essere presenti, non si vuole essere influenti". "La Francia deve 'codirigere' e non subire", ha detto il presidente francese ricordando che lui, "in quanto capo delle forze armate", ha la "responsabilità delle scelte strategiche della nazione".

Il piano di Parigi Oggi, illustrando il piano di Parigi, il ministro della Difesa Hervé Morin abbia denunciato "la totale contro-verità" veicolata da coloro che considerano il reintegro nella Nato una minaccia per l’indipendenza francese."Sento dire che se fossimo nel comando integrato della Nato ciò rimetterebbe in causa la nostra indipendenza. Ebbene o è malafede o è incompetenza", ha detto il ministro. Perché "chi può pretendere che la partecipazione al comando integrato della Nato imponga di partecipare alle operazioni o di utilizzare quello o quell’altro equipaggiamento o adottare questa o quest’altra decisione sul formato degli eserciti?". Insomma, Parigi sarebbe libera di aderire alle operazioni "quando vuole e con il livello di forze che preferisce".

Il precedente tedesco Nessun obbligo, nessuna costrizione. Come è accaduto nel caso della Germania, che pur essendo "atlantista e ben presente nel comando integrato" ha deciso di "opporsi agli Stati Uniti sull’Iraq, nel 2003". Dunque, nonostante il primo segretario socialista Martine Aubry ancora oggi abbia sostenuto che "nulla giustifica" il ritorno della Francia nella Nato, il processo è ormai irreversibile e i giochi si spostano sul tavolo della diplomazia. Perché Parigi sposa l’Alleanza, ma in cambio chiede garanzie. "La piena partecipazione nella struttura militare della Nato non è fine a se stessa, ma un modo per far prevalere interessi ed obiettivi del nostro Paese sulla scena internazionale", ha detto solo pochi giorni fa il primo ministro francese Francois Fillon.