La svolta del segretario: adesso è l’ora dell’unità

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La nomina di Alfano placa le frizioni e i mugugni. Alemanno: &quot;Bene il
richiamo alla base, quando sarà il momento anche io mi sottoporrò alle
primarie&quot;. E Formigoni conferma: &quot;La gente chiede di partecipare,
facciamo più congressi&quot;
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RomaUna giornata «bellissima», una giornata di «amore, coesione, unità», una giornata di «rilancio forte della nostra attività». È passato poco più di un anno dal «che fai mi cacci» finiano e dal grande strappo consumato in diretta tra i due cofondatori con tanto di successiva diaspora verso la terra di mezzo di Futuro e Libertà. A 14 mesi di distanza il Consiglio nazionale del Pdl si riunisce nello stesso auditorium di allora e scrive una pagina di storia completamente diversa: l’incoronazione del nuovo e primo segretario politico del Pdl, Angelino Alfano.

La designazione avviene fuori dal protocollo, con Silvio Berlusconi che scompagina da par suo la scaletta dell’evento. «Io da presidente e fondatore del partito vi propongo l’elezione di Alfano con questo applauso», a «suffragio generale» afferma il premier. Scatta subito la standing ovation con la quale i 1017 consiglieri dicono sì al neo-segretario. Con una sola breve interruzione, da parte di Denis Verdini per illustrare la modifica statutaria necessaria per l’elezione, approvata con un solo voto contrario. In platea ci sono tutti i big di via dell’Umiltà, i parlamentari, i consiglieri provinciali e comunali, i ministri con Tremonti nelle prime file. Alfano ringrazia i triumviri, il presidente del Senato Renato Schifani, cita Matteoli, Scajola e Sacconi, ricorda la figura di Tatarella e raccoglie nel suo discorso le varie istanze sollevate in queste settimane da tutti coloro che avevano richiesto un confronto serio e non di facciata.
Il dibattito che segue al discorso di insediamento scorre sul piano inclinato della percezione di una novità reale.

In tanti salutano il nuovo battesimo di un partito che, archiviata l’era delle prove tecniche, prova davvero a fondere le sue identità piuttosto che accostarle. Anche gli interventi di quelli che alla vigilia erano stati indicati come «i malpancisti» si attestano sul registro della proposta e della critica costruttiva. Gianni Alemanno, ad esempio, prima tuona contro il Carroccio. Poi invita tutti a non sottovalutare il desiderio di partecipazione della base. Ma soprattutto chiede con forza di adottare le primarie - una richiesta rafforzata dalla presentazione di un ordine del giorno ad hoc - e di celebrare davvero i congressi per favorire la meritocrazia dentro il Pdl. Un invito che il primo cittadino capitolino proietta verso le prossime elezioni comunali di Palermo e verso la sua ricandidatura a sindaco di Roma. «Tra un anno e dieci mesi anche io andrò alle elezioni, ho un animo sereno e penso che riusciremo a vincere ma quello che non voglio che accada è che, se non dovessero andare bene, il giorno dopo ci sia qualcuno che dica: era il candidato sbagliato.

Anche io voglio passare attraverso le primarie».
Sulla linea del «guardiamoci negli occhi e diciamoci le cose come stanno» si attesta anche Roberto Formigoni, in un inedito asse Roma-Milano. Il governatore della Lombardia, look eccentrico con una sorta di giacca da smoking total black in raso lucido indossata sopra i jeans, prima fa notare come esista «una parte del nostro elettorato che coscientemente non ha voluto votarci. Dobbiamo essere capaci di riconquistarlo questo voto, dimostrando di essere sì alleati della Lega ma mai subalterni». Poi invita tutti a un esame di coscienza sulla mancata celebrazione dei congressi. «Quante volte è stato detto che li avremmo fatti? La nostra gente oggi chiede partecipazione. Serve l’elezione dal basso di tutti i responsabili locali». Evita il palco Claudio Scajola che si limita a consigliare una maggiore attenzione verso il territorio. «Ma mi pare che su questo Alfano abbia le idee molto chiare». Stefania Craxi chiede al nuovo leader di far restare il Pdl un partito aperto e multiculturale e non una formazione schiacciata sulle istanze di destra.

E c’è anche un ordine del giorno che chiede l’adozione di un codice etico da parte di tutti i candidati del Pdl. Una proposta forte firmata da Giorgia Meloni e appoggiata da Giuseppe Scopelliti e Iole Santelli che raccoglie più di 350 sottoscrizioni. Il menu delle sollecitazioni è dunque nutrito. E anche se nell’orizzonte di Alfano non ci sono fronde e cospirazioni carbonare con cui fare i conti, non c’è dubbio che il neosegretario non potrà affidarsi alla rendita dell’entusiasmo ma dovrà fornire risposte concrete a un partito che vuole risollevarsi dall’ultima batosta elettorale.