Svolta sui terreni Expo: Regione pronta a pagare per Comune e Provincia

Formigoni tiene duro su società e acquisto delle aree. Si tratta sul prezzo: "Troveremo la strada migliore"

Per risolvere finalmente la questione delle aree Expo ed evitare una figuraccia davanti al comitato esecutivo del Bie che si riunirà a Parigi il prossimo 19 ottobre, la Regione è disposta a metter mano alla cassa. E a pagare anche gli oneri finanziari dovuti da Comune e Provincia (concedendo loro lo stesso peso nella governance) se accettassero di costituire la NewCo, la società a capitale pubblico per acquistare i terreni di Rho-Pero. E, quindi, a partire dal 2016 gestire (con oneri e onori) l’urbanizzazione di oltre 1,1 milione di metri quadri, perfettamente collegati dalle nuove infrastrutture. Vero nodo della faccenda. Questo per dire quanto il governatore Roberto Formigoni continui a puntare, tra le tre ancora sul tavolo, sulla sua proposta iniziale. NewCo e acquisto dei terreni e non semplice comodato d’uso con diritto di superficie o esproprio. E, a proposito del parere legale che la Regione avrebbe inviato al sindaco e commissario Letizia Moratti e al presidente della Provincia Guido Podestà, non negherebbe a Fondazione Fiera la possibilità di acquistare la porzione della famiglia Cabassi mettendo poi a disposizione della società Expo l’intero terreno. Semmai gli avvocati indicano i paletti entro cui trovare un accordo, il principale dei quali riguarda il prezzo d’acquisto. Non troppo alto, sicuramente non quello circolato finora. "Si tratta - spiega Formigoni - di vedere le condizioni entro le quali realizzare un grosso investimento pubblico di 1 miliardo di euro su un’area attualmente di proprietà privata. Occorre individuare la strada migliore". Paura di non farcela? "Il lavoro prosegue con grande spirito di positività, il problema sarà risolto se avremo i tempi per risolverlo". Intanto il ministro degli Esteri Franco Frattini è sicuro che l’Expo si farà a Milano e "avrà un grandissimo successo". Commentando le malignità su un possibile trasferimento a Smirne, replica secco: "Queste cose le dice soltanto chi non ama Milano, l’Expo si farà qui. Stiamo lavorando per questo". Poi annuncia che all’Expo organizzata in Corea del Sud, l’Italia parteciperà con un suo padiglione.
Per chi sentisse, invece, il bisogno di un’altra soluzione, ieri è arrivata la nuova proposta dell’architetto Stefano Boeri, ex consulente Expo e oggi candidato alle primarie del centrosinistra. "L’unica alternativa, per certi aspetti migliorativa - assicura - è fare l’Expo all’Ortomercato". Bizzarro che oggi a dirlo sia proprio lui che, solo fino a pochi giorni fa, era il responsabile della consulta architettonica. Se finora non si è trovata una soluzione, la ragione per Boeri sta nella "insanabile contraddizione" tra le aspettative volumetriche maturate dai privati dopo l’intesa raggiunta con gli enti locali nel 2008 e l’assetto urbanistico dell’area successivamente definito nel masterplan. Nel 2008 l’accordo per la candidatura si fondava sulla possibilità per i privati di realizzare dopo l’evento oltre mezzo milione di metri quadrati di edificato ("un nuovo quartiere Pirelli-Bicocca"), potendo contare su oltre 300mila metri di strutture già realizzate dal pubblico. Il successivo progetto dell’Orto planetario ha invece ridotto a 163mila le strutture permanenti costruite con denaro pubblico. Da qui l’idea di traslocare all’Ortomercato. "Proposte che mi paiono ormai fuori tempo massimo - lo boccia Giuliano Pisapia, l’altro candidato alle primarie - e per nulla realizzabili". Sempre grande è la confusione sotto il cielo.