La svolta di Terence Trent d’Arby dal Grammy Award all’ultimo disco

L'appuntamento è in una cioccolateria di Wagner un sabato mattina. Lui arriva con il cappello di lana calato fino alla fronte eppure, per riconoscerlo, basta guardargli gli occhi. Hanno il taglio asiatico, inconfondibile, di quel giovane di colore che cantava «Sign your name» e «Wishing Well» ma anche «If you let me stay». Erano gli anni Ottanta e il suo primo disco «Introducing the hardline according to Terence Trent D'Arby», con quel timbro black così particolare, superò i 12 milioni di copie vendute, gli fece vincere un Grammy Award per la categoria Best R&B e lo rese famoso in tutto il mondo. Nel bar ci arriva insieme alla giovane moglie, Francesca Francone, ex modella, architetto, attrice. È lei che fa da tramite con la stampa e che, al telefono, chiede gentilmente di «non usare più quel nome, Terence Trent d'Arby, perché adesso si chiama Sananda Maitreya, è la sua nuova identità». Ed è per lei che Maitreya, cantante e musicista americano (è nato a Manhattan), sei album all'attivo (l'ultimo «Angels and Vampires» appena uscito in cd ma disponibile da tempo sul webshop in mp3) da cinque anni, vive a Milano. «Sono un fan dell'architettura milanese e apprezzo il fatto che qui si lavori moltissimo». In effetti non ha fatto in tempo a presentare il suo ultimo disco, «Angel and Vampires», che già ha pubblicato sul web cinque canzoni di quello successivo (che si chiamerà Nigor Mortis). «È vero - confessa - sono prolifico. Mia madre è una cantante gospel, mio padre un pastore protestante, volevano che diventassi prete e mi hanno impedito fino a 16 anni di ascoltare rock e pop. Poi sono scoppiato. È stato come liberare la musica dentro di me. E adesso mi sento come una fontana».
In questo, il web e i brani in mp3 sono di grande aiuto, «il formato mp3 è una rivoluzione, è il riscatto della musica che si è liberata dalle catene delle major - ammette - I Radiohead lo stanno facendo adesso, ma io ho cominciato a crederci già nel 2001 quando mi sono sganciato dal sistema delle grandi case discografiche. Non ne potevo più, si pretendeva da me che mantenessi il brand dell'artista nero che fa musica per i neri. Così ho creato una mia etichetta indipendente, Treehouse Pub e ho messo le mie canzoni, scaricabili, sul sito. Sono rinato, ho ritrovato la mia strada per esprimermi». E ha anche ufficialmente cambiato identità... «Il vecchio nome non mi rappresentava più. Sananda è anche un altro nome di Gesù, una notte sognai angeli che mi chiamavano così; Maitreya era il nome che un filosofo (J. Krishnamurti) aveva dato al suo angelo custode. Domani suoneremo in tre, Nick Taccori alla batteria, Enea Bardi al basso e io vocal, chitarra e piano».
Domani ore 21
Salumeria della Musica
ingresso gratuito
Prenotazione sul sito di Lifegate