Svuotavano i bagagli dei passeggeri

Tre addetti aeroportuali, dipendenti per alcune società di handling (i servizi di assistenza a terra alle compagnie aeree), tra una valigia da scaricare e le pulizie a bordo degli aerei da sbrigare, arrotondavano facendo i «topi» di bagagli all’aeroporto di Fiumicino. Senza curarsi delle decine di telecamere disseminate ovunque, piste aeroportuali comprese, aprivano direttamente sui piazzali adibiti alla sosta degli aerei le valigie e i colli merci da cui sottraevano rapidamente tutti gli oggetti di valore che potevano prendere in pochi secondi. Cellulari, notebook, profumi e altre merci di valore.
A sorprenderli, dopo settimane di indagini e pedinamenti, sono stati gli investigatori della Polaria di Fiumicino diretti dal primo dirigente Giovanni Sigillino e coordinati dal vice questore Roberto Mattei. Per i tre, contestualmente con la temporanea sospensione del servizio e il ritiro del tesserino aeroportuale, è scattata una denuncia per furto e ricettazione. Spetterà all’Enac, l'Ente nazionale dell’aviazione civile, di concerto con le società per le quali lavoravano, decidere se reintegrarli o meno nel servizio.
Al Leonardo Da Vinci il fenomeno dei borseggi e dei furti sta letteralmente terrorizzando i viaggiatori. Bande di sudamericani, albanesi e kosovari specializzate in borseggi nei luoghi molto affollati. I furti negli ultimi mesi si susseguono a un ritmo tale che la polizia giudiziaria è stata costretta a sguinzagliare intere pattuglie di investigatori. Camuffati tra i passeggeri gli agenti, grazie anche al supporto prezioso delle centinaia di sofisticate telecamere ad alta tecnologia disseminate ovunque e collegate con la sala operativa della Polaria, il più delle volte riescono ad acciuffare borseggiatori e «topi» di valigia che lavorano in aeroporto. Come R.I., 54 anni, trovato in possesso di una fotocamera digitale e di un i-phone di cui non ha saputo giustificare la provenienza. Come M.D. di 28 anni, che aveva appena sottratto un computer portatile a un passeggero francese. Come M.M., 26 anni, colto in flagranza di reato: durante l’orario di lavoro sulle piste dello scalo romano, aveva asportato da un pacco di una spedizione merci alcune maglie subito nascoste nello zaino personale.
E pensare che pochi giorni fa è stato lo stesso Enac ad annunciare la «smart tag», una sorta di targhetta intelligente dotata di un chip che sostituisce il codice a barre, e che permette il controllo diretto del bagaglio, la tracciabilità, dal momento della consegna al check-in aeroportuale a quello della riconsegna una volta a destinazione.Il sistema per ora è adottato in via sperimentale, ma entra l’estate dovrebbe diventare operativo.