Társila Córdoba Belda

Ecco un’altra donna cattolica massacrata dagli intrepidi e valorosi rojos nel corso della guerra civile spagnola. Társila Córdoba Belda nacque nel 1861 a Sollana, nell’arcidiocesi di Valencia (che fu una delle più decimate dalla mattanza di cattolici nel 1936). Nel 1884 si sposò nella chiesa in cui era stata battezzata. Da quel matrimonio aveva avuto due figli, che però erano morti, uno dopo l’altro, in età molto giovane. Társila nel 1922 rimase pure vedova e praticamente sola al mondo. Ormai sessantunenne, a risposarsi non pensò neppure (del resto, a quell’età per una donna neanche oggi è granché facile). Anziché prendersela con quella sorte che non l’aveva risparmiata, si rassegnò al volere di Dio e, come spesso accade, si offrì per dare una mano in parrocchia. Così, da quel momento la sua vita fu consacrata al servizio delle opere di carità. Aderì anche all’Azione Cattolica, cosa imperdonabile per i tempi che seguirono. Quando giunse il fatidico 1936, Társila si macchiò di ulteriori gravissimi crimini agli occhi dei miliziani. Per prima cosa nascose in casa sua gli arredi sacri più preziosi della chiesa, perché era noto quale fine facevano. Addirittura diede rifugio, sempre in casa sua, ad alcune suore braccate dagli anarco-comunisti. Ma questi fecero presto a scoprirla. La presero e la portarono, come al solito, «a fare una passeggiata», come dicevano loro. Cioè, in località Algemesí, e qui la abbatterono con una raffica di mitra. Aveva settantacinque anni e non poteva rappresentare alcun pericolo per nessuno. Tranne i fanatici, naturalmente.www.rinocammilleri.it