T-shirt, social e Raffaello l'anarchia del gusto si chiama Guccificazione

La sfilata nella Galleria Palatina a Firenze: il kolossal a colori di Alessandro Michele

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Firenze Il ragazzo è alto, biondo, bello e con gli occhi azzurri come il ritratto di gentiluomo detto «L'inglese» dipinto da Tiziano e citato da Alessandro Michele tra i quadri per cui ha perso la testa preparando la sfilata Gucci Cruise 2018 nella Galleria Palatina a Firenze. Si chiama Stefano, studia Storia dell'Arte all'università e fa parte delle guide poliglotte che la griffe delle due G ha assoldato e vestito dalla testa ai piedi per raccontare ai 400 ospiti provenienti da 25 Paesi storie e segreti delle opere esposte. Nella sola Palatina ci sono 500 capolavori firmati Caravaggio, Tintoretto, Van Dyck, Guido Reni oppure Rosso Fiorentino.

Per raggiungere le sette sale in cui si svolge lo show abbiamo però attraversato alcune sale del Museo degli Uffizi e il celeberrimo Corridoio Vasariano che attraversa l'Arno in un'intercapedine segreta del Ponte Vecchio e sfocia proprio nei Giardini di Boboli per il cui restauro Gucci ha liberamente donato due milioni di euro alle Gallerie degli Uffizi. Un'altra donazione libera di 200 mila euro ha permesso l'utilizzo della Palatina come set dello show e della Sala Bianca come backstage.

Per proteggere l'antico pavimento di legno sono stati stesi 1600 metri quadri di preziosa moquette gialla, la tinta ideale per riflettere la luce del tramonto sui quadri. Per far sedere gli ospiti son stati preparati bellissimi sgabelli con stampati i versi della Canzona di Bacco scritta da Lorenzo de' Medici: «Quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia/chi vuol esser lieto sia del doman non v'è certezza». Qualcuno tenta subito di capire se lo sgabello può esser portato via come souvenir, altri si precipitano a verificare come sono vestiti gli ospiti vip (per la cronaca Jared Leto ha una vestaglia di velluto rosa sui pantaloni da sci gialli, Beth Ditto un pigiama di broccato azzurro fatto su misura per la sua taglia XXXL, su Elton John non abbiamo indagato temendo il peggio) mentre noi parliamo con Stefano. Da lui veniamo a sapere che nella Palatina ci sono ben 11 opere di Raffaello tra cui l'indimenticabile Madonna della seggiola e che tra le 125 persone dell'ufficio stile di Gucci ci sono state feroci discussioni per eleggere la donna più bella ed elegante tra quelle appese al muro.

Alessandro Michele non ha dubbi e definisce Simonetta Vespucci (musa e grande amore di Botticelli) come la prima top model della storia. «Volevo sfilare ad Atene perché secondo me il Partenone è come Hollywood da questa parte del mondo» spiega il designer romano aggiungendo che «forse i greci hanno fatto bene a dirci no perché quella è roba loro, mentre qui siamo a casa». Inevitabile a questo punto chiedergli come mai in questo tempio del Rinascimento ha pensato bene di utilizzare nella colonna sonora il sutra del Loto (Nam-Myho-Renge-Kyo) che è la preghiera dei buddisti del Soka Gakkai. «Perché mi piace e mi fa pensare alla libertà» risponde puntualizzando di non essere buddista.

Forse il suo segreto è questo, amare tante cose diverse e metterle tutte insieme senza vincoli e logiche di sorta. Così il pigiama a palazzo convive con la corona d'alloro in metallo dorato e con i guantini gioiello con la lira in strass che potrebbe ornare sia il petto prosperoso di Mae West sia quello di Era, versione greca di Giunone. C'è talmente tanto da vedere su ognuna delle 115 uscite che alla fine non ti stupirebbe di assistere a una scena da Harry Potter: i protagonisti che escono dai quadri e si mettono a sfilare. Una cosa comunque salta all'occhio e alla fine spiega il pazzesco lavoro di Alessandro. Su una T-shirt con una testa di lupo e la scritta «L'orto di Ganimede» si legge la parola: «Guccification». Su una maglia c'è invece l'esortazione «Guccify Yourself» ma in fondo è lo stesso: il mondo della moda, i giovani, gli innumerevoli utenti dei social media e tanta altra gente più o meno insospettabile sta subendo una vera e propria «Guccificazione» del gusto. È un fenomeno senza precedenti che si spiega benissimo con l'etica dei numeri (1,4 miliardi di euro nei primi tre mesi del 2017 con un aumento del 48 per cento rispetto all'anno precedente) ma anche con l'estetica di un'anarchia forse salvifica in questa nostra epoca bella e terribile.