T come «Terrore» nel Triangolo del Triveneto

Ieri il duplice omicidio di Gorgo, venerdì scorso il proprietario di una villetta di Lovadina, picchiato con una spranga da tre malviventi che hanno fatto irruzione in casa sua. Il padrone di casa aveva accennato un timido tentativo di reazione ed è finito malconcio in ospedale a Treviso, mentre le tre donne che si trovavano con lui, tra cui una disabile, sono ancora in preda a shock da cui stentano a uscire. Imbavagliate e terrorizzate hanno visto i banditi buttare all'aria la casa e impossessarsi di gioielli e soldi.
T come Terrore. Come tante t che sembrano dannatamente intrecciarsi nel Triangolo del Triveneto e passare sempre e in qualche modo da Treviso. Che sembrano somigliare al crepitìo delle mitragliette usate assieme alle armi più improbabili, da queste bande. Quel terrore che fa sembrare questa fetta d'Italia un terreno di nessuno, con bollettini di guerra che durano da troppo tempo. Così le famose ronde per garantire l’ordine pubblico s’intrecciano con i convegni come «Criminalità: adesso basta. Quali iniziative per la sicurezza dei cittadini?» a Castelfranco e a Oderzo e con le petizioni e la raccolta di firme per esigere più protezione ancora a Oderzo, Ormelle, San Michele.
Un popolo in subbuglio e giustamente preoccupato. Eppure già otto anni fa il deputato della Lega, Luciano Dussin scriveva al ministro dell'Interno: «... premesso che dall'indagine Associazione bancaria italiana sulle rapine risulta che nella regione Veneto da un totale di 279 rapine in banca del 1998 si è passati alle 428 del 1999 e in particolare, in provincia di Treviso, si è passati dalle 48 rapine del 1998 alle 111 del 1999... e, considerato che il Veneto può contare su 3 agenti ogni mille abitanti e la provincia di Treviso si ferma a un agente per mille abitanti, le chiedo come si intenda agire per garantire livelli accettabili di sicurezza ai cittadini di questa regione».
Agire, dunque. Ma, intanto, ad agire in questi anni, concedendosi solo qualche pausa di riflessione, sono sempre stati i delinquenti. Tanto che proprio Treviso era diventata qualche tempo fa persino la centrale di reclutamento e smistamento dei malavitosi albanesi. Complice un funzionario corrotto della Questura e tramite tre «agenzie di viaggio» che provvedevano a fare arrivare in Italia questo tipo di manodopera specializzata, dove riceveva un falso visto turistico per seminare panico e sangue in assoluta libertà.