Tabaccai e orafi sempre nel mirino

Il 24 maggio 2006 i giudici della prima Corte d’assise di Milano condannano rispettivamente a un mese e a 18 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, Giuseppe e Rocco Maiocchi: i due gioiellieri erano accusati di concorso in omicidio volontario per aver sparato e ucciso un 21enne montenegrino che il 13 aprile 2004 aveva tentato una rapina nel loro negozio di via Ripamonti, nella periferia del capoluogo lombardo. Il giovane malvivente era stato centrato da più colpi di pistola sparati da entrambi mentre cercava di mettere in moto un’auto per fuggire. Il Pm aveva chiesto per entrambi una condanna a dieci anni di reclusione.
Il 12 febbraio 2008, dopo tre ore e mezza di Camera di consiglio, i giudici della Corte d’assise di Milano condannano a 1 anno e 8 mesi per omicidio colposo il 74enne tabaccaio Giovanni Petrali che il 17 maggio del 2003 sparò sette colpi di pistola fuori dal suo negozio nel centro del capoluogo lombardo uccidendo un rapinatore e ferendo il suo complice (entrambi italiani) che stavano scappando con i mille euro dell’incasso. Il pm aveva chiesto una condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio volontario.
Il 27 febbraio scorso Massimo Mastrolorenzi, che il 9 maggio del 2003 uccise con 5 colpi di pistola due rapinatori italiani che lo avevano picchiato e legato per rapinarlo nella sua gioielleria, si impicca nella sua abitazione di Roma. Il giorno dopo il suicidio, uno dei suoi tre figli dell’uomo spiega che il padre si è impiccato al culmine di una «forte depressione seguita al cambiamento dell’atto di imputazione»: una settimana prima infatti il Pm aveva cambiato l’accusa a sua carico era passata da eccesso di legittima difesa a duplice omicidio volontario.