Tabaccaio ucciso in strada per settemila euro

Napoli, l’agguato davanti a decine di passanti. I banditi conoscevano i
movimenti del commerciante. Sono fuggiti a bordo di una moto senza
neanche toccare il bottino

Sant’Antimo (Napoli) - Duecento metri di strada, tre minuti di cammino, un tragitto che Francesco Gaito, 47 anni, faceva quasi ogni giorno, dalla sua tabaccheria di piazza Matteotti, fino in banca. Ma, ieri mattina, due criminali che conoscevano bene le sue abitudini, a metà del percorso, gli hanno sbarrato la strada, pistole in pugno e sprezzanti che si trovassero in pieno centro di Sant'Antimo, comune a nord di Napoli. Sarebbe quasi superfluo precisarlo ma, anche Sant'Antimo, come decine di altre cittadine del Napoletano, è dominata dalla camorra e dalla microdelinquenza.

Davanti a decine di passanti, i due malviventi hanno urlato al tabaccaio di consegnare il denaro che stava andando a versare alla Banca popolare di Napoli. «Dacce 'e denare», gli ha urlato uno dei due banditi. Ma, Francesco non ha voluto starci a quella prepotenza, quei settemila euro che aveva in tasca, già ripartiti in mazzette e frutto del suo lavoro, non aveva alcuna intenzione di consegnarli ai due delinquenti. Ha solo accennato a voler difendere i soldi ma davanti a sé aveva due belve che non hanno esitato a sparare. Un solo proiettile, alla testa, e la vita di Francesco Gaito, si è spezzata in un attimo, come era già avvenuto altre dieci, venti volte, a Napoli, negli ultimi 20 anni a onesti commercianti, massacrati per avere cercato di difendere l'incasso.

Gaito è stato ucciso sotto gli occhi dei suoi colleghi e di decine di automobilisti. La gente è fuggita terrorizzata, per quella maledetta e fondata paura di essere colpiti da un proiettile vagante: anche questa è storia degli ultimi venti anni a Napoli, donne, bambini, anziani, uccisi da proiettili destinati ad altri.
Solo quando gli assassini, indisturbati, si sono dileguati, probabilmente con una moto nascosta poco distante dal luogo dell'agguato, la piazza è tornata a popolarsi di gente. Qualcuno ha avvertito il 112, mentre un negoziante, quando ha capito che per Francesco non c'era più niente da fare, ha coperto il suo corpo con un lenzuolo bianco. Disteso con il capo rivolto verso la sua tabaccheria, sembrava che Francesco, amato e benvoluto dalle centinaia di clienti, volesse dare l'ultimo saluto alla rivendita, dove ogni giorno, per almeno 25 anni, aveva trascorso la maggior parte del suo tempo.

Disperata è accorsa in piazza Matteotti la moglie Patrizia, poi è tornata a casa, per accogliere i due figli di 18 e 14 anni, che hanno appreso la notizia della morte del loro papà mentre erano in classe. Sulla serranda abbassata della tabaccheria, un cartello: «Chiuso per lutto». A terra, mazzi di fiori e tanti bigliettini, per ricordare «un uomo buono e generoso con tutti».

I carabinieri e la polizia, stanno dando la caccia agli assassini. C'è una speranza, che le telecamere poste all'esterno della Banca popolare di Napoli, abbiano ripreso i volti dei due assassini, che hanno agito senza i passamontagna. Ma, le polemiche sulla sicurezza, sono divampate subito dopo l'omicidio del tabaccaio. Davanti al corpo di Gaito, la gente ricorda che «qui, una volta c'era un posto di polizia, ma lo hanno inspiegabilmente chiuso». Angelo Gaito, fratello di Francesco, non sa darsi pace: «La nostra famiglia ha sempre fatto del bene a tutti, aiutiamo i più poveri, non capisco il motivo di tutta questa violenza. Mio fratello non meritava questa fine».
carminespadafora@libero.it