Tabaccherie e bar, piccole «miniere» d’oro

«Gesù, Giuseppe e Maria fatemi aprire una tabaccheria» diceva Renato Pozzetto in un film. Alla lista bisognerebbe aggiungere un bar, un albergo e un’autorimessa. Sono queste le attività di maggior interesse per i milanesi. A spiegarlo è l’ultimo listino di Fimaa, il Collegio degli agenti d’affari dell’Unione del commercio. Il documento fissa per ogni tipo di negozio un valore rispetto agli incassi. Volano i bar con ricevitorie in zone di passaggio, le edicole con chiosco ma soprattutto gli alberghi e le autorimesse. Sono richieste anche pasticcerie, i negozi di parrucchiere e, in alcuni casi, d’abbigliamento. Gianni Larini, curatore dello studio, lo spiega con un esempio: «Ipotizzando un incasso annuo di 100mila euro, per compare un bar del centro servono 180mila euro, per un ristorante 100mila, per un’autorimessa 300mila». In molti casi, ricorda il Comune, si tratta di attività dove il numero di aperture è fissato per regolamento. Non è bastato questo a frenare il calo dei piccoli alimentari e dei locali da intrattenimento. Sono invece aumentati i bar, nonostante un calo degli incassi del 15 per cento (i ristoranti registrano un meno 30). Il saldo totale dei negozi è in leggero calo - nel 2005 erano 81 in meno del 2004 - e molti sono stati i passaggi di proprietà. «Che cosa dire a una giovane che vuole aprire un negozio? Che oggi non ci si improvvisa negozianti - spiega Larini -. Bisogna fare un praticantato serio, imparare a comprare bene e saper vendere».
C’è poi la questione degli affitti, in rialzo nelle vie commerciali (Dante e Torino in particolare). «Ma basta svoltare l’angolo e i prezzi scendono molto - aggiunge l’assessore comunale al Commercio, Roberto Predolin -. Il caro affitti resta un problema, specie per i piccoli».