Tabacci insiste: il premier rinunci Gli alleati: «Silvio unico candidato»

Il deputato fa da ariete per l’Udc. Gasparri: «Basta sfasciare, subito un vertice per chiarire»

Anna Maria Greco

da Roma

Non sempre Bruno Tabacci ha espresso la linea dell’Udc, ma stavolta sembra dire chiaramente ciò che i leader di via Due Macelli preferiscono sfumare. «Berlusconi rinunci, noi non torniamo indietro. Le Regionali sono state un referendum su di lui e hanno dato un risultato fortemente negativo». Nell’intervista al Corriere della Sera fa anche i nomi di candidati che potrebbero spiazzare un centrosinistra unito dall’antiberlusconismo: Casini, Monti, Formigoni, Pisanu.
A Tabacci replica Maurizio Gasparri di An, chiedendo con urgenza un vertice dalla Cdl in cui si chiariscano le posizioni di tutti gli alleati: «Berlusconi è l’unico che può tenere unita la coalizione e semmai allargarla. Chi ha idee diverse non è un traditore ma è invitato a dare soluzioni. Credo che l’Udc abbia a cuore il bipolarismo e voglia stare nel centrodestra ma ora ha il dovere di mettere le carte in tavola. Chi si dovesse proporre a guidare la Cdl deve anche dimostrare di saper tenere unita la coalizione». Per Gasparri, sostenitore del partito unico, chi vuole candidarsi alla successione del Cavaliere deve farlo apertamente, e «ottenere il consenso di tutti. Sfasciare è facile, costruire è più difficile». L’esponente di An ricorda all’Udc che Fi, An e Lega, cioè 3 delle 4 componenti della Cdl, si sono dette a favore della leadership berlusconiana. I centristi, da soli, vorrebbero imporre un candidato diverso?
L’azzurro Claudio Scajola invita i centristi a mettere fine ai «tormentoni estivi» per discutere sul programma. «Nel centrodestra - ricorda il ministro per le Attività produttive sulla Stampa - nessuno si fa avanti e lo stesso Casini ha dichiarato più volte pubblicamente di non essere interessato a correre per la premiership. Se si vuole indicare una candidatura a Palazzo Chigi diversa da quella di Berlusconi, si faccia come ha fatto Bertinotti nel centrosinistra». Per Scajola non ci sono altri esponenti del centrodestra in grado di raccogliere maggior consenso di Berlusconi. «Certo, gli attacchi ai quali è stato sottoposto in questi anni, hanno colpito duramente il premier, il quale ha svolto un ruolo di parafulmine, che ha fatto comodo a tutti». Quanto all’ipotesi di Berlusconi a Palazzo Chigi e Casini alla guida del nuovo partito dei moderati, è «una possibilità come le altre che non escludo».
Sullo sfondo prosegue il dibattito sul Grande Centro aperto da Mario Monti, che ieri ha spiegato il suo pensiero sul Corriere della Sera. Mario Segni invita l’ex commissario europeo a scendere in campo, ma il leader dell’Udeur Clemente Mastella, sostiene che «non c’è alcuna possibilità di unificazione delle forze di centro». Pier Luigi Castagnetti della Margherita vede l’unica strada di «un forte mandato popolare», mentre il segretario dello Sdi Enrico Boselli difende il bipolarismo.