Tabacci, l’anti-Silvio che pontifica in tv ma non prende voti

L’ex dc lascia per la seconda volta l’Udc. Governava la Lombardia
mentre ora non riesce neppure a farsi eleggere al Comune di Milano. Non sopporta Berlusconi. E ha un complesso di superiorità verso quasi tutti i politici

Tra le carognate di cui il Cav dovrà rendere conto in Alto Loco, è avere fatto perdere il senno a Bruno Tabacci. Un vero peccato perché Tabacci, dc di un’altra era, è persona a modo, seria e preparata. Da circa un decennio però - da quando si è rituffato nell’agone dopo essere uscito a testa alta da un caso di malagiustizia - ha lasciato che la sua vita fosse sconvolta dal Berlusca. Non lo sopporta. Lo giudica un usurpatore, un antennista tv che giammai avrebbe dovuto entrare in politica, arte sublime per grandi iniziati sommamente disadatta a bauscia brianzoli. Questo complesso di superiorità avvelena l’esistenza di Tabacci e lo costringe a muoversi continuamente per distanziarsi dal Cav.
Quarantotto ore fa, Bruno è uscito dall’Udc perché il leader Pierferdy Casini ventiquattro ore prima aveva avuto un abboccamento col Cav che prelude (forse) a una riappacificazione dopo circa tre anni. «Io con Arcore e dintorni non intendo avere nulla a che fare», ha proclamato il transfuga che adesso alla Camera siederà nel gruppo misto. Di passata faccio notare che pur di non pronunciarne il nome o i soliti soprannomi - Cavaliere, Sua Emittenza, ecc- lo chiama Arcore, dal luogo di residenza. Applicando a Bruno la medesima cautela, Tabacci diventerebbe Quistello, la località della bassa mantovana dov’è nato 63 anni fa.
Naturalmente, essendo un politico di lignaggio, Quistello ha scelto un momento particolare per voltare le spalle all'Udc: la contemporanea uscita di Ciccio Rutelli dal Pd per avvicinarsi al centro. Poiché tutto lasciava pensare che Rutelli volesse allearsi con Casini, Tabacci se ne va per attrarlo invece nella sua orbita. Come dire: caro Cicciobello se ti intruppi nell’Udc ti ritrovi con Arcore e sei fritto; io però mi smarco da loro e tu potrai unirti a me con gli altri che ti seguiranno e faremo insieme un centro serio «distante e alternativo - parole di Quistello - al populismo di Berlusconi e della Lega». Tabacci ha, dunque, l’obiettivo ambizioso di farsi portabandiera del centrismo antiberlusconiano al quale, prima o poi, si aggregherà lo stesso Pierferdy poiché - ancora parole sue - «immagino che con Arcore non caverà un ragno dal buco».
Se avete seguito il ragionamento, avrete il cervello in fumo. Non è colpa mia. La tortuosità è tutta nelle meningi veterodemocristiane di Tabacci che quanto a lambiccamenti non è secondo nessuno. Non a caso, tra i suoi maestri svetta Ciriaco De Mita che negli anni Ottanta lo fece governatore della Lombardia. Carica che dovette abbandonare dopo qualche tempo, vittima delle storiche baruffe tra Ciriaco e Bettino. A chiederne la testa fu infatti Craxi a cui Tabacci non perdonò mai lo sgarbo. E poiché il Cav era all’epoca amico di Bettino, l’antipatia di Tabacci per Craxi si estese anche a lui. Complicatissimo anche questo, ma le volute cerebrali di Bruno sono quelle che sono e non c’è altro modo di raccontare le origini dell'odierno conflitto tra Quistello e Arcore.
Già un anno e mezzo fa, Tabacci aveva lasciato una prima volta l’Udc quando - nel febbraio 2008 - il Prodi II cadde. Casini, anche in questo caso, fece un breve tentativo di riavvicinamento al Pdl. Subito Bruno uscì dal partito e fondò la Rosa Bianca, un nome esagerato perché era lo stesso di un movimento tedesco di resistenza a Hitler. La tregua tra Pierferdy e il Cav durò però un nonnulla e Tabacci tornò all’ovile proprio alla vigilia delle elezioni 2008 stravinte dal Cav. Questo tempestivo rientro nell’Udc, fu provvidenziale per Bruno. Infatti fu rieletto, cosa che da solo non gli sarebbe mai riuscita.
Tra le conseguenze della capricciosità di Quistello c’è che, a furia di giravolte, gli elettori lo perdono di vista. È vero che pontifica assai spesso in tv, vuoi nei Tg che nei talk show. Il più delle volte compare a Ballarò dove Flores lo utilizza come antiberlusconiano di complemento per dimostrare che le antipatie per il Cav non allignano solo nel mondo della sinistra ma fioriscono anche in area moderata. Tuttavia gli elettori, vedendolo continuamente sul piccolo schermo, lo prendono in genere per un ospite a gettone. I meno avveduti ignorano addirittura che sia anche un politico su cui riversare eventualmente le preferenze. Fatto sta che quando Bruno si presentò nel 2006 alle amministrative di Milano per un posto in consiglio comunale il suo nome disse così poco a tanti che racimolò in tutto 1.235 voti. Una vera débâcle per un ex governatore lombardo e un politico di caratura nazionale. Tanto che, pure essendo capolista dell’Udc, fu superato da diversi altri che gli stavano dietro nell'elenco. Era un avvertimento sui limiti della sua popolarità. Ma Bruno non avvertì nulla perché lui ha una strada da percorrere e non deflette.
Più difficile è stabilire quale sia il suo percorso. Uomo di convinzioni profonde - parla spesso di etica nella politica - Tabacci è essenzialmente uno scorbutico. Ha brevi passioni che finiscono tutte con un brusco togliersi il saluto. Fu nei primi anni Duemila, pappa e ciccia con Giorgio La Malfa in polemica con l’allora governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, accusato di non tutelare i risparmiatori. Stavano scrivendo insieme un libro, Il risparmio tradito, quando La Malfa, diventato ministro del Berlusconi III, prese a incontrarsi con Fazio per ragioni d’ufficio. Quistello si inalberò all’istante e lo accusò di essersi venduto per la cadrega. Di seguito, disdisse il libro a quattro mani e pretese platealmente da La Malfa la restituzione delle bobine con le registrazioni dei capitoli che firmava lui.
Ruppe anche con l'udc Mario Baccini, cofondatore della Rosa Bianca quando costui, stufo dell’antiberlusconismo ostinato del sodale, si alleò con Arcore col quale tuttora convive felice. Per anni in amorosi sensi con Marco Follini, anti Cav quanto e più di lui, lo abbandonò al suo destino quando passò al Pd, tradendo la comune causa centrista. Detesta Bossi per la primitività cispadana, ce l’ha con Formigoni perché non si schioda dalla presidenza della Lombardia e per la fede ciellina, ha cancellato Adornato che, dopo la sua rottura col Cav, aveva accolto a braccia aperte nell’Unione di centro (Udc, più Rosa bianca, più il gruppo adornatiano di Liberal). Non gli piace Tremonti, da Prodi è lontano anche se hanno trascorsi comuni nella sinistra dc, il Pd gli è estraneo, la Destra gli dà l’orticaria. È contro il presidenzialismo che considera «una mistificazione», detesta il «cesarismo» del Cav, ha votato contro il federalismo. Ha sofferto per la giustizia ottusa ma ne boccia la riforma del Cav perché non vuole essere «vendicato lui».
Tabacci è contro tutto e tutti. Si adora e si basta.