La tabella scudetto di Allegri «Cerco 11 vittorie e 80 punti»

nostro inviato a Milanello

Possono anche chiamarla tabella, la tabella Allegri per lo scudetto. Di fatto, il livornese che è una persona persino troppo semplice, col metodo classico del ragioniere, apparecchia quattro cifre che offrono le dimensioni dell’impresa per conquistare il tricolore. «Servono 80 punti» è la convinzione di Allegri da tempo ripetuta, a dimostrazione che si può non solo allenare bene ma anche far di conto per inserire, nel motore di una squadra, le motivazioni indispensabili. Così, ecco l’altro numerino di riferimento, a 16 turni dalla fine del torneo, possono bastare 11 successi, quindi per un totale di 33 punti per raggiungere la quota scudetto. Undici successi su sedici non è impresa titanica ma egualmente impegnativa e che costringe la concorrenza, nel caso riuscisse a fare altrettanto, a restare a distanza di sicurezza. «Perciò continuo a ripetere che dobbiamo guardare a noi e non agli altri» è l’altra riflessione di Allegri, visibilmente soddisfatto per l’esito complessivo del mercato. «Galliani è stato bravissimo, siamo stati da 9 visto che non amo il 10, la perfezione cioè» il giudizio finale della rassegna che gli consente di reclutare (col numero 66 e 35) gli ultimi due arrivati, lo spagnolo Didac Vilà e Nicola Legrottaglie, entrambi difensori, uno laterale sinistro, l’altro centrale, indispensabili nella previsione della lunga decenza di Zambrotta e degli interrogativi legati alla spalla di Nesta. «Portare nel gruppo uno di esperienza ci fa molto comodo» è il bigliettino con cui viene accolto il secondo pugliese a Milanello.
Per rispettare la tabella, aggirare la curva a gomito delle tante assenze (agli infortunati da aggiungere anche Van Bommel già squalificato per doppio giallo a Catania a causa di un eccesso di zelo da parte di Tagliavento, un solo recuperato, Flamini), il Milan deve anche liberarsi di un complesso che pure l’ha colpito in questa stagione dal primato in classifica ritrovato. A San Siro, durante il girone d’andata, ha perso troppi punti e un paio di scontri diretti, per non lasciare tracce: due pareggi (contro Catania e Udinese) e due sconfitte (contro Juve e Roma) che ancora bruciano, per le modalità particolari. «Perciò non possiamo addormentarci contro la Lazio» la spiegazione seemplice semplice preparata da Allegri, pronto a rilucidare il talento di Pato con una dichiarazione che ha il compito di chiudere ogni discussione in proposito. «Pato non va messo in discussione, sono stracontento del suo rendimento» l’altro giudizio che è una indiretta ammissione sulla scelta di far riposare Cassano, non certo Robinho che viene considerato il più in forma della compagnia. La concorrenza, tra i due talenti, può diventare la risorsa del Milan costretto a rammendare il centrocampo con Thiago Silva e a schierare una difesa inedita, avvitata su Yepes e Oddo, esponenti di secondo piano nell’attesa che possano tornare utili Nesta e lo stesso Thiago, o Legrottaglie appena sbarcato in rossonero e presentato mercoledì mattina.
A San Siro si decide allora il destino tricolore del Milan. Perchè ha una partita in più rispetto all’andata (il derby), perchè affronta nel suo stadio la terza (la Lazio), stasera, e anche la seconda (il Napoli tra quattro turni) e perchè infine proprio a Catania ha capito che senza sofferenza, non c’è valenza per dirla in rima baciata. «Attenti a non addormentarsi, attenti a non sbagliare l’avvio» sono le ultime raccomandazioni di Allegri prima di concentrarsi sulla composizione della lista Champions (dentro Inzaghi, a sorpresa fuori Zambrotta, oltre a Cassano, Emanuelson e Van Bommel non utilizzabili).