Tabusso, il racconto della magia del mondo

La neve. Solo chi è veramente poeta sa rappresentare la neve. Coglierne la magìa che sta nel suo essere così effimera, così facile a sciogliersi e a sporcarsi. Eppure così assoluta. La neve di Francesco Tabusso è la poesia stessa. «Straordinario narratore di fiabe», lo definisce Elena Pontiggia che con Gianfranco Schialvino ha curato la bella mostra torinese alla palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti. Straordinario poeta.
Il titolo della rassegna - «Francesco Tabusso pittore di Torino - è un omaggio a un artista molto amato sotto la Mole, erede spirituale di Felice Casorati, il primo che ne colse le doti e lo portò, a soli 24 anni, alla Biennale di Venezia del 1954. Dal maestro Tabusso ha ereditato il ritmo compositivo che disciplina le immagini. E dentro l’austera cornice ha racchiuso un lungo pacato racconto, un sommesso narrare che ha il tono delle saghe antiche: il racconto della quotidiana meraviglia del mondo. La testimonianza della meraviglia della pittura.
Ben consapevole dei linguaggi del ’900 lontani e vicini (dal cubismo all’informale al surrealismo), Tabusso elabora un suo discorso assolutamente originale, coraggioso e solitario. Contadini, viaggiatori, interni di cucine, fanciulle attonite, villaggi. E la neve. La neve nel bosco, la neve sul volto della ragazza che porta le fascine, la neve su cui cammina silenziosa una coppia mentre si fa sera. Portatevi nella mente questa immagine, lasciando la mostra, per ricordarvi che il mondo è anche questo. Il mondo di Tabusso.