Una Tac per svelare il mistero della mummia egizia

Fatebenefratelli ieri ha avuto un paziente d'eccezione. Entrato alle ore 10 ed uscito alle 14 è stato trattato dai sanitari con particolare attenzione e delicatezza. Data l'età non potevano fare diversamente, basti pensare che la sua data di nascita risale a 700-950 anni avanti Cristo. Si tratta di una mummia che, proveniente dal Museo Civico Archeologico e Paleontologico di Asti, all'ospedale di corso di Porta Nuova è stata sottoposta a una Tac dalla quale si spera di scoprire di più di questo singolare paziente. «Preso in cura» da Luca Bernardo, direttore del dipartimento materno-infantile, e da Antonio Pieri, dirigente medico della struttura complessa di neurochirurgia. «Stiamo cercando di capire dalla scatola cranica - spiega il dottor Bernardo - di quale patologia soffriva e se è stato sottoposto, come sembra, a un intervento chirurgico. Sembra, infatti, che gli Egizi praticassero interventi molto avanzati. La mummia non a caso è stata esposta fino a gennaio alla mostra «Ur Sunu - Grandi dottori dell'antico Egitto. Malattie e cure nella terra dei Faraoni». Abbiamo pertanto fatto sottoporre dal dottor Giosuè Ceriani della radiologia la mummia a una tomografia assiale computerizzata. Tra domenica e lunedì studieremo le 2000 immagini ottenute per sapere qualche cosa di più di questo corpo mummificato che è stato ritrovato nel sarcofago del sacerdote Ankhiakhered della ventiduesima dinastia». Ma praticare questa Tac non ha comportato problemi d'igiene, di contaminazione batterica? «No - assicura Luca Bernardo -: la mummia è arrivata in una cassa di legno. Estratta, è stata appoggiata su una protezione, un grande cucchiaio di plexiglass che ha evitato il contatto diretto. Terminato l'esame della Tac la mummia è stata disinfettata dal personale, come avviene sempre del resto». Tutto bene quindi, ma come siete arrivati ad occuparvi di questo singolare paziente? «Tutto è partito dalle archeologhe Sabina Molgora ed Anna Pieri- risponde il direttore del dipartimento materno infantile - che hanno contattato me e il dottor Pieri perché avevano bisogno di un neuroendoscopista»