Tachibana: il potere sta tutto in un paravento

Silvia Castello

È la scelta ideale per celebrare il 2005 come Anno dell’Amicizia fra il paese del Sol Levante e l’Unione Europea. Il Senato della Repubblica - in collaborazione con la Fondazione Italia-Giappone e la I&F Inc.- ospita così nelle sale espositive di Palazzo Giustiniani la mostra antologica «L’arte di Tenkei Tachibana», fino al primo ottobre. Testimonianza artistica di un sodalizio culturale con il nostro Paese e non solo che parte dagli anni Trenta, periodo in cui il maestro (1906-1984) presenta alcune opere alla «Esposizione d’arte giapponese» organizzata a Roma dal governo italiano che gli donerà anche il Riconoscimento di Benemerito della Cultura e dell’Arte. È da citare anche che negli anni Sessanta approda alla West Texas State University in qualità di professore emerito della facoltà di Belle Arti dove - in occasione di una conferenza sull’arte giapponese - avrà la possibilità di incontrare personalmente John Kennedy e donargli il famoso dipinto «Il Monte Fuji in un oceano di nuvole» attualmente conservato presso la Freer Gallery di Washington. È questo, uno splendido esemplare di byobu o wind wall, un paravento illustrato - inequivocabile simbolo di potere - che veniva usato per dividere gli ambienti dei notabili giapponesi. Di questo genere, sono quattro quelli esposti in questa mostra romana, che spesso raggiungono anche i 12 metri di lunghezza per 3 di altezza e sono tutti realizzati utilizzando colori naturali di origine minerale e foglie d’oro. Lungo il percorso sono accostati - nella loro impalpabile imponenza - alla delicatezza delle sumie, piccole pitture fatte a inchiostro. In Giappone l’artista è stato consacrato per quelle che produsse in una serie di 100 rotoli dipinti in oro su fondo blu, ognuno dei quali illustrava una poesia composta dall’imperatore Meiji. Tenkei Tachibana è uno stendardo dell’identità culturale giapponese, pregna di classica tradizione millenaria ma incuriosita dall’avanguardia. La sua arte racchiude il desiderio di fusione tra uomo e natura e attinge all’estetica giapponese del «mono no aware», traducibile con «commozione, o sentimento ispirato alle cose», riferendosi al trasporto emotivo dell’individuo che desidera vivere in profonda unione con il mondo sensibile per carpirne tutti i segreti. È l’ispirazione del sublime.
Palazzo Giustiniani, via della Dogana Vecchia 29. Orario 10-20 Ingresso libero.