Tagli, in 14mila perdono il posto

Oltre 14mila posti di lavoro già persi e richieste di cassa integrazione in crescita del 242 per cento nei primi due mesi del 2009. Sono i primi segni concreti della crisi economica in Lombardia. Il quadro allarmante è tracciato da Cgil, alla quale si affianca l’Unione artigiani. Perché a soffrire non sono solo le grandi imprese, ma anche le attività artigiane. Secondo il sindacato, i più colpiti sono il settore manifatturiero e quello industriale, nei quali le richieste di cassa integrazione sono cresciute, rispettivamente, del 242 e 428 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008.
A preoccupare non sono soltanto il ricorso sempre più frequente agli ammortizzatori sociali, ma anche le previsioni sulla crescita dell'economia. Il pil potrebbe, infatti, ridursi anche del 4,5 per cento il che, fra il 2009 e il 2010, potrebbe portare a una perdita di 250-300mila posti di lavoro nella sola Lombardia. Tradotto significa che potremmo tornare ai livelli occupazionali di nove anni fa, creando un rallentamento forte dei consumi a causa delle difficoltà economiche delle famiglie.
Secondo un recente studio di Unioncamere, la regione potrebbe segnare una significativa contrazione delle importazioni (-5,5 per cento), delle esportazioni (-6,8 per cento) e degli investimenti fissi lordi (-7,3 per cento). Mentre il tasso di disoccupazione potrebbe crescere fino al 5,5 per cento. Non sorride neanche il mondo dell'artigianato, dove la richiesta di cassa integrazione è di 25 volte superiore rispetto al 2008: 158 domande per 817 dipendenti coinvolti. Secondo un sondaggio effettuato da Unione artigiani, un’impresa su quattro ha già ridotto il personale, mentre il 62,5 per cento ha registrato una contrazione del fatturato. Soltanto il 14,5 per cento ha deciso di affrontare la crisi continuando a investire. A soffrire di più sono settori trainanti dell'economia regionale, costretti a lasciare a casa tanti dipendenti e a tagliare i posti di lavoro a causa della riduzione del lavoro. In ginocchio edilizia e metalmeccanica. Meno critica, invece, è la situazione nel campo alimentare, dell'artigianato artistico, delle imprese di pulizia e dell'autotrasporto che cascano in piedi e usciranno da questo periodo di crisi solo con qualche graffio. «Il quadro complessivo lascia poco spazio al dubbio che le imprese artigiane stiano pagando duramente questa congiuntura - dice Marco Accornero, segretario generale di Unione artigiani -. Un settore produttivo come il nostro, che da sempre rappresenta un caposaldo nello scenario e offre significative possibilità di occupazione, si trova costretto a rallentare il passo e a procedere a riduzioni di personale, come dimostra il crescente ricorso alla cassa integrazione».