Tagli a 2mila impiegati mentre i dirigenti si dividono un milione Bufera sul sindaco Pd

Un Robin Hood in calzamaglia rossa. Ma qui si toglie all’impiegato per dare al supermanager, avrebbe dovuto argomentare Flavio Zanonato. Vedersi occupare la sala del Consiglio comunale da un manipolo di sindacalisti - Cgil, Cisl, Uil e i Cobas indiavolati - come fosse uno di quei politici di parte avversa di cui è abituato a fustigare la gestione, per il sindaco Pd di Padova deve essere stato uno choc. Anzi, menomale che quella mattina di fine novembre Zanonato si trovava fuori città. Tanto più che ad avercela con lui è la «base» di Palazzo Moroni, quei dipendenti imbufaliti in vista della Tredicesima al contrario che li aspetta come regalo di Natale: in media, 260 euro in meno in busta paga. Più poveri loro, più ricchi ai piani di sopra. «Colpa dei tagli di Tremonti». Eppure con un tempismo da autogol è piovuto in giunta il «premio incentivante» per i dirigenti, a tempo determinato o indeterminato non fa differenza, come riporta il Mattino di Padova. Un jackpot da oltre un milione e 100mila euro (comprensivi di oneri riflessi e Irap) da spartirsi in 48 fortunati, tipo sistemone delle feste.
A fare bingo, però, sono sempre i Paperoni delle casse pubbliche. A partire dal segretario-direttore generale del Comune Giuseppe Contino, che incamera uno stipendio lordo di 167mila euro l’anno; via di seguito la responsabile delle Attività culturali Alessandra De Lucia che si accontenta di 92mila e 705 euro; un soffio meglio di Giancarlo Zulian, capoarea Ambiente e Territorio, 92mila e 665. Cifre che non comprendono gli assegni di risultato relativi al 2009 e diversi arretrati già distribuiti a tranche nel corso di quest’anno.
Sarà anche giusto riconoscere i benefit a chi ha fatto il proprio dovere, prova a capacitarsi l’esercito dei duemila scontenti. Però «vai a capire» sulla base di quali parametri sono stati elargiti. «Vogliamo leggere nero su bianco - denunciano avvelenati - i risultati che avrebbero raggiunto... Manca un controllo di gestione, una specie di piano industriale del Comune, sempre se questo fosse inteso come un’azienda privata». Sindacati e dipendenti bistrattati sgranano gli occhi sul bonifico a fine mese e si limitano a marcare le differenze: «Sacrifici a noi, bouns a loro». Chiedono un appuntamento all’assessore al Personale, il quale ovviamente userà il refrain chiedete al governo. Di certo il Comune di Padova non naviga nell’oro di suo: otto mesi fa un’agenzia di rating internazionale addirittura lo paragonava alla Grecia: «In classe E, l’ultima, a rischio default. Paga i fornitori con 193 giorni di ritardo». «Non è vero, tutto sotto controllo. Colpa degli investimenti pregressi», si difendeva l’amministrazione di centrosinistra.
Tagli a molti e munificenza per pochi, è lo specchio della rivolta che serpeggia in Municipio. Pochi e nemmeno «eletti» perché la maggior parte dei contratti più chiacchierati nei corridoi alle macchinette del caffè sono a chiamata diretta. Lo sceriffo democratico Zanonato non deve guardarsi soltanto dai malumori in casa. L’altro suo incubo, non da oggi, è il ministro Brunetta: non poteva non accorgersi che nell’ultimo anno anziché diminuire, la spesa preventivata dal Comune in consulenze e collaborazioni è schizzata a 2 milioni e 583mila euro rispetto ai 1,9 milioni della gestione precedente. I settori colabrodo? La cultura, il sociale, il gabinetto del sindaco. E quei vertici accomodati su 48 poltrone di lusso, ora meritevoli di un altro ritocchino allo stipendio che ai padovani costa più di un milione di euro.
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