Tagli all’Irap e sgravi alle famiglie

da Roma

Tassare le rendite finanziarie non fa parte dei piani del governo. E nemmeno il ritorno delle imposte sulle plusvalenze, cioè i guadagni ottenuti dalla compravendita di azioni, almeno nella sua forma pura. Nemmeno ora che i senatori della Casa delle libertà hanno inserito questo giro di vite sulle maxi rendite nella risoluzione sul Dpef approvata dal Senato. A chiarirlo ieri è stato il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas nel corso delle dichiarazioni di voto sul Documento di programmazione economica e finanziaria al Senato. «Il tema delle rendite finanziarie è molto delicato ed è opportuno valutare tutti i tipi di effetti che si collegano a questo tipo di iniziative», ha spiegato. Uno degli effetti potrebbe essere quello di una «fuga dei risparmiatori». A favore dell’armonizzazione delle rendite finanziarie è soprattutto la sinistra. Ieri il responsabile economia dei Ds Pierluigi Bersani ha spiegato che, se è inserita all’interno di una strategia complessiva, la tassazione delle rendite non penalizza gli investitori.
Anche dentro la maggioranza c’è chi continua a chiedere una riflessione, ad esempio il ministro delle Risorse agricole Gianni Alemanno. Per quanto riguarda le esenzioni sulle plusvalenze, invece, i parlamentari del centrodestra sono tutti uniti nel chiedere che siano eliminate. Ma anche in questo caso Vegas fa appello alla prudenza. «Il meccanismo attuale di detassazione delle plusvalenze - ha spiegato - deriva dal fatto che non è stato ritenuto compatibile con i principi dell’Unione europea e il vecchio sistema dei crediti di imposta. La tassazione delle plusvalenze è stata eliminata in corrispondenza della tassazione delle minusvalenze. Prima accadeva che le minusvalenze venivano realizzate in territorio nazionale, le plusvalenze all'estero e l’erario aveva perdite secche. Con la legislazione attuale queste perdite non si verificano più». Il governo potrebbe però decidere di modificare il regime fiscale sulle plusvalenze, allungando il periodo di possesso ininterrotto necessario per godere della franchigia, che oggi è di 12 mesi.
Sempre a proposito di politiche fiscali, Vegas ha confermato che la prossima finanziaria taglierà le tasse a carico delle imprese, a partire dall’Irap sul costo del lavoro. Previsti sgravi per le famiglie, ma non l’introduzione del quoziente che favorisce i nuclei numerosi. «L’intendimento del governo - ha spiegato - è andare verso un’agevolazione fiscale per le famiglie, specialmente con figli. Ciò - ha precisato - non significa una immediata introduzione del quoziente familiare che implicherebbe una revisione complessiva del sistema di tassazione e un mancato introito in misura assai cospicua».
Dopo l’approvazione della risoluzione di maggioranza, oggi il Dpef passa alla Camera dei deputati. Il voto finale è atteso per il tardo pomeriggio. Le opposizioni sia della Camera sia del Senato hanno bocciato il documento definendolo un «contenitore vuoto». Premessa per una legge finanziaria «che non deciderà». Positivi i commenti della maggioranza, con qualche distinguo i cui echi oggi raggiungeranno Montecitorio. Alcuni deputati di Forza Italia eletti nei collegi del Sud, hanno chiesto che la risoluzione che accompagnerà l’approvazione del Dpef «contenga un capitolo ove le ragioni del Mezzogiorno e gli impegni del Governo per le aree sottoutilizzate siano le più chiare e nette possibili».