Tagli e disservizi: la rivolta si estende agli altri ospedali

In sanità non si possono fare le nozze coi fichi secchi. Per questo i medici del San Camillo-Forlanini hanno deciso che dal 15 maggio non presteranno più la loro opera (gratuita) allo Spallanzani. Tutta colpa dei soliti, pesanti ritardi sui pagamenti. «È grave lasciare senza cure gli ammalati di Aids, epatite e altre malattie infettive che avrebbero bisogno di un’assistenza continua - sostiene in un comunicato la Cgil Funzione pubblica -. Solo nei primi mesi di quest’anno sono state 1.423 le consulenze eseguite dai sanitari del San Camillo allo Spallanzani. Non si può però pretendere che facciano consulenze gratuite e prestino la loro opera come fossero missionari. Devono vedere la loro opera retribuita adeguatamente, lo prevede anche il contratto, ma fino ad ora nel normale orario di lavoro i dipendenti del San Camillo, venivano chiamati ad assistere anche i pazienti nello Spallanzani. Il sindacato sollecita l’intervento del presidente della Regione Piero Marrazzo per la soluzione del problema».
Uno sciopero che mette in seria difficoltà i familiari degli assistiti che vedono interrompere di colpo le terapie di riabilitazione per i loro cari. Come accade anche per l’assistenza domiciliare in seguito alla sospensione della convenzione con l’«Ikt». Per questo in centinaia hanno manifestato mercoledì scorso davanti alla Regione. La richiesta è che si trovi al più presto una soluzione, affinché le cure non si interrompano, visto che è nella continuità delle terapie con lo stesso medico che dipende la guarigione del paziente.
In serata il vice presidente della commissione Sanità della Regione Lazio, Stefano De Lillo (Forza Italia), ha incontrato le famiglie, assieme ai colleghi dell’opposizione e della maggioranza: «La commissione Sanità della Regione Lazio - ha dichiarato - deve affrontare presto questa situazione che coinvolge molte famiglie e risolverla senza pensare a eventuali schieramenti. Come opposizione siamo pronti ad affrontare tutte le iniziative proposte dall’assessore alla Sanità per risolvere questo problema, ma se la giunta non darà peso alla vicenda prenderemo comunque le nostre decisioni».