Tagli: Milano paga, Roma incassa

I soldi tolti alla Regione (un miliardo e 200 milioni) corrispondono
agli aiuti diretti al Campidoglio. In più il capoluogo lombardo, con i
conti in ordine, ha gli investimenti bloccati dal patto di stabilità. Eppure la città dà <a href="/milano/su_trasporti_rifiuti_e_ambiente_citta_lezioni_efficienza/12-11-2010/articolo-id=486355-page=0-comments=1"><strong>lezioni di efficienza</strong></a>

Ieri titolavamo su queste pagine: "Lombardia, ultima beffa: bilanci in regola ma più tagli che al Sud". E poi: "Dal governo una sforbiciata di 1,2 miliardi di euro". Sempre ieri un’inchiesta de "Il Sole 24 Ore" era titolata così: "Soldi solo a Roma. Il federalismo dimentica Milano", informandoci di qualcosa che noi abbiamo scritto diverse volte, che "Alla capitale - spiegava il quotidiano economico -, fra decreti e manovre, sono stati affidati poteri più forti in campo urbanistico e infrastrutturale, gestione autonoma del patto di stabilità e una serie di aiuti finanziari per ripianare il debito (nel 2011 il Campidoglio riceverà in tutto 1,2 miliardi). Al capoluogo lombardo arriveranno invece solo i soldi già stanziati per le metropolitane e una piccola deroga al patto di stabilità relativa solo ai trasferimenti statali". Che coincidenza: 1,2 miliardi tolti alla Lombardia, 1,2 miliardi dati a Roma. Con tanti complimenti al "governo amico di Milano" e all’asse del Nord. E un’unica morale: penalizzati gli enti virtuosi, premiati gli spreconi.
In questi giorni assistiamo a due campagne elettorali. Una, più lunga, fra centrodestra e centrosinistra per l’elezione del sindaco nella prossima primavera, anche se formalmente i candidati non sono ancora designati. L’altra, che si chiuderà domenica prossima, per la scelta, con le cosiddette "primarie", del candidato del Pd. Ebbene, quali temi elettorali tutte le parti in commedia hanno fino ad ora trattato? Traffico, alberi, piste ciclabili, inquinamento, sicurezza, integrazione. Tutti argomenti importantissimi. Ma perché nessuno si occupa del trattamento da cenerentola che viene riservato a Milano e alla Lombardia? Se tutti quei temi - alcuni dal sapore francamente ideologico e demagogico - sono così importanti, perché nessuno ci spiega anche dove trovare i soldi per affrontarli (magari insieme ad altri più "strutturali", che riguardino lo sviluppo della città)? Tutti i candidati e gli aspiranti tali chiariscano se quella che resta la capitale economica del Paese deve subire docilmente il suo progressivo declassamento rispetto alla capitale politica. Soprattutto la Lega deve spiegarci se ritiene giusto aver pagato in anticipo a Roma il salatissimo prezzo di tanti privilegi in cambio di un mezzo federalismo futuro (e ora a rischio). Insomma se per il Carroccio il Nord si limita a Varese o se pensa che anche gli interessi e il ruolo nazionale di Milano vadano tutelati.
In fondo basterebbe che uno dei candidati o aspiranti tali annunciasse di voler ottenere per Milano la stessa deroga al patto di stabilità (i giugulatori limiti alla spesa imposti dall’Europa) concessa a Roma. Anche perché, diversamente da quelli romani, i nostri bilanci sono in ordine. Capisco che è un argomento poco popolare e per niente demagogico, molto meno trendy e politicamente corretto di quelli a base di alberi e biciclette, ma riguarda la crescita e il futuro della città non meno dei discorsi sulla sicurezza e sull’integrazione.
"I want my money back", "ridatemi i miei soldi", era la perentoria richiesta all’Europa della signora Tatcher, il più grande premier britannico dopo Churchill, che riteneva eccessivi i contributi di Londra alla esosa burocrazia di Bruxelles. Vorremmo che il prossimo sindaco di Milano andasse a Roma per picchiare il pugno sul tavolo del governo intimando: "I want my money back". Magari in italiano o in milanese: "Mi voeuri indreè i mee danèe". Ma la signora Moratti parla perfettamente l’inglese.