«Tagli per un miliardo ai costi della politica»

Antonio Signorini

da Roma

Ridurre i costi della politica. Che significa abbattere gli stipendi dei parlamentari, ma anche dare una sforbiciata agli assegni di tutte quelle figure professionali che lavorano nella pubblica amministrazione per nomina politica. Non c’è solo l’armonizzazione della tassazione sulle rendite finanziarie: nella lista di richieste che anche Alleanza nazionale presenterà al ministro Giulio Tremonti, che da ieri è in gara con il tempo per presentare dentro i termini la finanziaria 2006.
Se l’aumento delle aliquote sulle rendite finanziarie ha poche possibilità di passare l’esame del superministro, la proposta «rigorista» partorita dal partito di Fini gli farà sicuramente piacere.
«Alleanza Nazionale - ha spiegato il ministro Gianni Alemanno che ha avuto il compito di stilare l’agenda del partito per la finanziaria - richiamerà con forza la necessità di fare un taglio al costo della politica, non solo per gli stipendi dei parlamentari e dei rappresentanti politici, ma anche per tutti coloro che hanno nomine politiche, fino agli enti collegati e alle consulenze negli enti pubblici». Alemanno si aspetta che dal giro di vite sui costi della politica si possa arrivare a «un miliardo di copertura». Ottenuto, tra l’altro «con un taglio non virtuale». Un impegno a ridurre i costi, e non solo della politica, era contenuto anche nella bozza di Siniscalco e anche la Ragioneria dello Stato si sta attrezzando per censire tutte le consulenze dell’amministrazione centrale e periferica.
Ma la proposta di An - ha sottolineato il leader del partito e ministro degli Esteri Gianfranco Fini - non è solo rigore. «Alleanza Nazionale pensa a una finanziaria sì rigorosa, ma anche di sviluppo, capace di intercettare la ripresa». Non deve essere «l’ultima finanziaria di una legislatura», ma «la prima di un ciclo di sviluppo», ha auspicato Fini. Sempre sul fronte delle entrate, An ha confermato l’aumento della tassazione delle rendite finanziarie, che porterebbe fino a 3 miliardi di euro. Ma Tremonti (in linea col premier Silvio Berlusconi) manterrebbe la sua contrarietà. Per il resto nella proposta di An c’è anche un rafforzamento delle deduzioni e detrazioni familiari, con l’obiettivo di arrivare al quoziente familiare, la riduzione del costo del lavoro e fiscalità di vantaggio per il sud.
Le proposte dei partiti di maggioranza saranno confrontate con la nuova bozza di finanziaria alla quale stanno lavorando i tecnici di via XX Settembre e, da ieri, anche Tremonti. Tra le novità, rispetto alla bozza Siniscalco, c’è l’ipotesi di un taglio più incisivo dell’Irap, eliminando in tutto o in parte gli oneri sociali dalla base imponibile.
In ogni caso le proposte nel dettaglio potrebbero non trovare posto nel disegno di legge che il Consiglio dei ministri approverà entro la fine del mese. Il provvedimento che uscirà da Palazzo Chigi per passare al vaglio del Parlamento e delle parti sociali dovrebbe essere - secondo una tradizione ormai consolidata - snello, mentre il grosso delle misure (comprese quelle a favore delle imprese) sarà contenuto in un decreto collegato e il dettaglio delle copertura finirà in un maxiemendamento che il governo presenterà durante l’iter. Nel Ddl ci sarà sicuramente la conferma degli impegni per la riduzione del deficit. Anche ieri le agenzie di rating hanno sconsigliato il governo dal varare una finanziaria elettorale. Standard and Poor’s ha avvertito che un eventuale «ammorbidimento» delle politiche decise dall’ex ministro Siniscalco metterebbe a rischio il rating dell’Italia. «Anche se ci fosse la tentazione» di fare una politica meno rigorosa, ha osservato il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas, «l’Europa ce lo impedirebbe». Da escludere - assicura Vegas - anche nuove sanatorie tributarie: «Chi voleva condonare ha avuto tempo per farlo, non c’è più ragione per farne altri».
Chi ha già espresso forti dubbi sulla finanziaria sono i sindacati che si avvicinano al primo incontro con il governo di domani con scetticismo. Duro il segretario della Cisl Savino Pezzotta: «Quello del governo è un metodo inaccettabile, totalmente sbagliato», ha detto riferendosi alla mancanza di tempo per un «confronto vero. Vedremo - ha aggiunto - ma se toccano le pensioni reagiremo duramente».