Tagli alla ricerca, il Prof boccia anche la Montalcini

Francesca Angeli

da Roma

Rita Levi Montalcini è «intempestiva». Romano Prodi pur di difendere l’operato del suo governo prende una cantonata e attacca il premio Nobel colpevole, agli occhi del premier, di aver dichiarato che non voterà una Finanziaria punitiva per la ricerca. Le parole della scienziata e senatrice a vita «mi sembrano un giusto ammonimento, ma anche intempestive, perché si sta lavorando per poter avere i fondi per la ricerca», dice Prodi. Insomma per il premier il grido d’allarme lanciato da tutto il mondo scientifico «non è giustificato».
Prima di tutto non si capisce perché sarebbe intempestivo il grido d’allarme della Montalcini. È abbastanza ovvio che usi tutto il peso della sua autorevolezza oltre che del suo indispensabile voto a Palazzo Madama per aiutare il settore della ricerca prima delle decisioni definitive e della votazione in Senato. Se avesse lanciato l’appello a cose fatte allora sì che la si sarebbe potuta definire «intempestiva».
E se qualche soldo in più alla ricerca arriverà sarà soprattutto merito della ferma presa di posizione del premio Nobel.
Mentre Prodi attacca una donna evidentemente inattaccabile il ministro dell’Università, Fabio Mussi finito sotto il fuoco incrociato dei professori universitari e dei ricercatori cerca di scaricare le colpe addosso ad altri. Per esempio gli industriali. «In tutto il mondo quando la mano pubblica spende un dollaro per la ricerca i privati ne spendono due», dice Mussi durante il suo intervento in apertura dell’anno accademico dell’ateneo senese. «Nel nostro Paese questo non accade - prosegue Mussi -. Se lo Stato spende uno l’impresa ne spende mezzo. Da noi c’è un problema di struttura delle imprese e di struttura culturale degli imprenditori più sensibili ad una banca o ad una squadra di calcio che alla ricerca o all’innovazione». Detto questo Mussi poi, al contrario del suo premier, dà ragione alla scienziata. «La Montalcini non si occupa solo del cervello, ha il cervello - motteggia Mussi -. Il governo deve affrontare una situazione difficile e risanare il bilancio perché l’Italia sia una risorsa in Europa. Certo la finanziaria non può uscire armata di tutte le soluzioni, non si può chiedere la luna ma la finanziaria deve essere anche coerente con la missione del rilancio del Paese a partire dalla ricerca». Mussi poi si sente in dovere di difendere in qualche modo l’uscita infelice del premier. «Prodi sente il peso di un passaggio niente affatto semplice», commenta Mussi, che poi però ammette «bisogna assolutamente trovare i fondi per la ricerca».
Anche molti altri esponenti della maggioranza si schierano a favore delle richiste della Montalcini: dai ministri Ferrero e Bindi al presidente della Camera, Fausto Bertinotti. E ora il sottosegretario all’Economia, Nicola Sartor, assicura che ci sarà un’integrazione delle risorse per il settore della ricerca.