Tagli alla sanità, la ricetta della giunta Marrazzo

Antonella Aldrighetti

«La sanità è malata e va curata. Siamo al codice rosso». Finanziariamente s’intende. Per cui, parafrasando le parole dell’assessore regionale Augusto Battaglia, si può concludere che la salute dei cittadini può attendere. Tant’è che le linee guida per gli esami diagnostici più costosi, e che la giunta Marrazzo sta predisponendo, riguarderanno essenzialmente di evitare quelli cosiddetti inappropriati, ossia prescritti da medici troppo ossequiosi della professione e dei pazienti, imponendo tetti di prestazione per evitare abusi. Inoltre «bisognerà - parole di Battaglia - filtrare i ricoveri, arginare le degenze improprie e gestire i percorsi terapeutici verso e dall’ospedale».
Il modello da emulare è quello dell’Emilia Romagna che «ha portato la spesa ospedaliera al 42% grazie a un coraggioso lavoro di razionalizzazione delle risorse e ammodernamento del sistema». Ed ecco quindi pronta pure la tiratina d’orecchie ai medici che prescriveranno troppi farmaci: «Ne dovranno rispondere alla regione perché bisogna razionalizzare anche le prestazioni sanitarie: un esame di troppo - ha incalzato l’healt manager - toglie la possibilità a chi ne ha più bisogno». Se le cose stessero così calzerebbe a pennello l’esempio portato che «per una patologia al ginocchio invece di una tac si può fare una lastra». Vale a dire che d’ora in poi i cittadini del Lazio dovranno chiedere il permesso alla giunta ulivista per usufruire di esami diagnostici e, ironia vorrebbe che pure i medici, specialisti e di base, dovranno chiedere ordine alla maggioranza di sinistra per prescrivere check up di routine. Ma in cambio del taglio delle prestazioni la popolazione otterrà il tanto sbandierato taglio dei ticket sui farmaci. Un quadro, quello di Battaglia che manca della cornice. Quello che la Casa delle libertà si aspettava di conoscere e che risponde alla domanda «dove si troveranno le risorse per rattoppare il dissesto economico?», non è arrivato. Perché «per coprire il deficit dei 450 milioni di euro bisogna trovare una copertura che produca positivi effetti di cassa - ha replicato il vicepresidente del consiglio regionale Andrea Augello -. Quanto ai ticket, i soli due mesi in cui la trascorsa giunta Badaloni li ha azzerati, hanno incrementato il deficit del 35 per cento e ne stiamo pagando ancora gli effetti. Questo malgrado il Lazio abbia incrementato del 30 per cento le prestazioni sanitarie a fronte di una spesa farmaceutica che, numeri alla mano, è stata dimezzata».
Analoghe critiche pure da Luciano Ciocchetti, capogruppo Udc, che ha chiesto a Battaglia di spiegare, «dopo aver parlato di eccessivi sprechi e che bisogna risparmiare, perché il manager dell’Umberto I ha uno stipendio più alto degli altri e perché gli si consente di stipulare 5 contratti esterni». Sul fronte del «taglio prestazioni» è insorto pure il capogruppo degli azzurri, Raffaele D’Ambrosio, sottolineando che «i medici rispondono sempre alla loro coscienza professionale e al codice deontologico, non all’assessore». Se i punti oscuri fin qui hanno riguardato il progetto di razionalizzare la sanità, un’altra nota dolente sull’operato della giunta Marrazzo la tira fuori il capogruppo di An, Fabio Rampelli, che punta l’indice sul bando di concorso per l’affidamento della direzione regionale del comparto sanitario «il ruolo potrebbe essere affidato al responsabile nazionale del dipartimento sanità dei Ds, Silvio Natoli che ha conseguito la laurea in Medicina solo qualche anno fa».