Tagliò la testa alla moglie: condannato a trent’anni

Ha ucciso la moglie, tagliandole la testa. Gaetano Tripodi, 41 anni, è stato condannato a trenta anni di prigione per l’omicidio della consorte. L’uomo, secondo i giudici, uccise a coltellate Patrizia Silvestri, di 49 anni. La sentenza è stata emessa ieri dal gup Maurizio Silvestri che ha giudicato l’autotrasportatore romano con il rito abbreviato, accogliendo la richiesta di condanna dell’imputato fatta dal pm Assunta Cocomello. Tripodi ha sempre negato di aver ucciso l’ex moglie, trovata senza vita nella notte tra il 2 e 3 maggio in una stazione di servizio nel quartiere di Tor Bella Monaca. Alla condanna per omicidio volontario, si è aggiunta per Tripodi anche l’aggravante delle sevizie per aver tagliato la testa della poveretta. Ad incastrare l’uomo secondo l’accusa fu il traffico del suo telefono cellulare, che dimostrava che si trovava nella stessa zona in cui venne assassinata la moglie. Ancora più grave il Dna dell’uomo prelevato che è stato trovato su un mozzicone di sigaretta rinvenuto nei pressi del cadavere. Delusi della sentenza si sono detti i difensori dell’imputato, Pierluigi Mancuso e Giovanni Principato, che hanno deciso di impugnare la sentenza. «Eravamo sicuri - ha detto Mancuso - di aver fatto emergere le grosse pecche di un’inchiesta a senso unico. Tripodi non ha mai negato di aver incontrato l’ex moglie la sera in cui fu uccisa, ma di averla lasciata, prima di partire per Forlì con il suo camion dieci minuti dopo la mezzanotte, quando era ancora viva. Le discordanze sull’orario del delitto si sono risolte a sfavore del nostro assistito». A scatenare la furia omicida sarebbero stati i dissapori tra la coppia.