Taglia di 150mila dollari sui piromani

Schwarzenegger minaccia pene durissime per gli incendiari. Tremila detenuti al lavoro con i pompieri: usciranno prima di prigione

Altri quattro corpi carbonizzati trovati in una zona boschiva vicino alla frontiera con il Messico hanno portato ieri il bilancio delle vittime dei colossali incendi in California a 14 morti: in quest’ultimo caso si trattava probabilmente di immigrati clandestini, dal momento che la zona del ritrovamento è notoriamente un passaggio utilizzato per entrare in territorio statunitense eludendo i controlli.
In compenso, le autorità hanno revocato gli ordini di evacuazione delle principali zone residenziali e questo ha portato a un rapido svuotamento dei centri di raccolta degli sfollati: lo stadio di San Diego, che aveva fornito un rifugio a circa diecimila persone, è stato chiuso ieri a mezzogiorno dopo aver esaurito la sua funzione di emergenza.
Emergenza che tuttavia continua, anche se il cambiamento nella direzione dei venti che per cinque giorni hanno incessantemente alimentato i roghi ha migliorato la situazione. Rimane il fatto che diversi incendi sono lontani dall’esser stati messi sotto controllo, e soprattutto nella contea di San Diego, al confine con il Messico, numerosi fronti di fuoco continuano ad avanzare.
Per vincere la battaglia contro le fiamme si ricorre a ogni mezzo. Le autorità californiane hanno elevato a 150mila dollari la ricompensa per chi fornirà informazioni utili per la cattura dei responsabili degli incendi. Questo perché è stato verificato e confermato che uno dei principali roghi (quello che ha devastato 25mila ettari di territorio nella zona di Santiago) è stato innescato volontariamente da qualcuno in due punti distinti. Il governatore Schwarzenegger ha fatto installare una linea telefonica gratuita per la raccolta delle informazioni e ha avvertito che chi sarà riconosciuto colpevole del reato di incendio volontario pagherà alla giustizia un conto molto pesante.
Ma lo Stato della California ha deciso di mettere in campo un’altra arma estrema contro il dilagare degli incendi: in cambio di una riduzione delle pene da scontare sono stati inviati ad aiutare a contrastare le fiamme numerosi carcerati. Il lavoro che queste persone svolgono è fisicamente molto duro: si tratta di sradicare piante e di eliminare dal terreno alberi e cespugli facilmente aggredibili dal fronte del fuoco che avanza. L’intenzione è quella di creare un perimetro di sicurezza attorno al cosiddetto «incendio della strega», il più pericoloso tra quelli ancora attivi, per impedirgli di propagarsi.
Non è la prima volta che si ricorre ai detenuti in casi come questo (in California lo si fa da oltre mezzo secolo), ma i numeri sono da record: si calcola che su circa novemila persone al lavoro contro gli incendi, i carcerati siano circa un terzo. Molte di queste persone non hanno mai lavorato in vita loro, altri non hanno alcuna esperienza di lavoro in gruppo, ed è comprensibile che parte dei pompieri cerchi di evitare di aver a che fare con spacciatori di droga, ladri e falsari. Ma non di rado si sono ricreduti dopo averli visti sudare respirando fuliggine in cambio di un dollaro l’ora e di qualche mese in meno da trascorrere al penitenziario. E per quanto riguarda il rischio di fuga, è rarissimo che ciò accada. Non è davvero facile scappare da zone remote e isolate; inoltre la severa norma che infligge 25 anni di carcere a chi infrange la legge per tre volte rappresenta un ottimo deterrente.
Vengono nel frattempo aggiornati i conti sui costi del disastro. Il record di 2,6 miliardi di dollari di danni e 2900 case bruciate nell’incendio sulle colline di Oakland e Berkeley nel 1991 è vicino a essere battuto: le stime attuali parlano di 2,5 miliardi di dollari. Un numero di persone compreso tra 800mila e un milione ha dovuto lasciare le proprie abitazioni, la più massiccia evacuazione nella storia della California: di questi, circa 321mila sono ancora in rifugi, presso alberghi od ospiti di amici. Finora sono finite in fumo 1321 case, ma il conto è ancora parziale.