Taglia-poltrone negli enti locali: via 40mila posti

Sì definitivo del Senato al decreto autonomie: 40mila posti in
meno. Subito nelle giunte, dal 2011 tocca ai consiglieri. Stop agli
stipendi d’oro

Poltrone comode e sprechi assortiti, la pacchia è finita. I 151 «sì» del Senato al decreto legge del governo sui tagli agli enti locali peseranno sin da subito sulle giunte di Comuni e Province. Inutili i 92 «no» di Pd e Idv, più i 3 astenuti tra le file dell’Udc-Svp, nessuna modifica al testo approvato dalla Camera. La scure del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, si abbatte prima sulla testa di assessori comunali e provinciali: non potranno essere più di un quarto dei componenti delle assemblee. Ma è soltanto l’antipasto di una riforma che andrà a ridisegnare l’intero impianto delle autonomie locali: dal 2011 entreranno in vigore la riduzione del numero dei consiglieri, il tetto agli stipendi e sarà eliminata la figura del difensore civico, importata dal modello americano e quasi mai applicata a dovere nell’esperienza italiana. Addio pure alle altrettanto confortevoli poltroncine delle «circoscrizioni di decentramento comunale» alias municipi o consigli di zona.

Efficienza e risparmio
A pieno regime salteranno 40mila poltrone, con una riduzione degli incarichi elettivi pari al 20 per cento, come previsto in Finanziaria.
Il ministro Calderoli si gode il risultato centrato e al termine della seduta di Palazzo Madama chiosa: «Dicevano che i nostri erano solo annunci e invece mettiamo davvero a “dieta forzata” gli enti locali. Dopo le elezioni toccherà alle Regioni e infine lo Stato romano».
Ecco nel dettaglio gli altri punti cardine della legge, che punta anche a liberare risorse per obiettivi specifici. La copertura è di 50 milioni di euro, di cui 20 dal fondo dei prefetti per i Comuni con infiltrazioni mafiose; i restanti 30 da quello per l’estinzione anticipata dei mutui da parte delle Regioni.

Un salvagente per la Capitale
Gianni Alemanno riceve soccorso per i debiti ereditati dalle amministrazioni precedenti. D’ora in poi netta separazione tra gestione del Comune di Roma e quella relativa al ripianamento del «buco», mentre sono già stati messi sul piatto 600 milioni. Il commissario straordinario, che sarà nominato entro un mese, non coinciderà più con il sindaco e dovrà provvedere a una valutazione del disavanzo. La presentazione del bilancio di previsione 2010 e del rendiconto 2009 potrà essere differita.

Bilanci e grandi eventi
Non verranno computate nell’ambito del patto di stabilità interno le spese affrontate dagli enti locali alla voce «grandi eventi», che rientrano nella competenza del dipartimento della Protezione civile; stesso discorso per stati d’emergenza e impegni finanziati dall’Unione europea.

Aiuti all’Aquila
Aumentano dell’80 per cento i contributi per l’Aquila e del 50 per cento i fondi a favore della provincia abruzzese colpita dal terremoto.

Mano tesa ai Comuni
Stanziati fino a 45 milioni di euro per interventi speciali nei Comuni inferiori a 5mila abitanti e, laddove la composizione della popolazione è sbilanciata a favore degli over 65 per il 25%; altri 81 milioni per i paesi con il 4,5% dei bambini sotto i 5 anni; e ancora 42 milioni per incentivare gli investimenti nei borghi con meno di 3mila abitanti. Dieci milioni, invece, saranno destinati ai Comuni commissariati per realizzare lavori di manutenzione.

Bye bye Ato
Soppresse per legge dal prossimo anno 91 autorità d’ambito territoriale. Probabile una sorte analoga per 191 Consorzi di Bonifica, ma la questione viene demandata al Codice delle Autonomie.
Tanta roba. Eppure per il Pd la riforma è «il contrario del federalismo, un colpo alla legalità». L’Anci addirittura minaccia di «mobilitare le piazze». Intanto Calderoli esulta: «Oggi sulla pira delle leggi inutili bruciamo simbolicamente anche le poltrone inutili. Semplifichiamo la vita a cittadini e imprese».