Via Tagliaferri, il Comune ora ci mette una toppa

Chiesto lo sgombero dell’immobile della Giustiniana dove si erano rifugiati gli sfollati del residence Roma

Con una lettera, lo scorso 2 marzo, il Comune ne ha promesso lo sgombero «entro e non oltre il prossimo 30 maggio». Ma nella vicenda dell’immobile di via Nicola Tagliaferri, dove esattamente un anno prima (2 marzo 2006) vennero trasferiti gli «sfollati» del residence Roma, c’è tanto, troppo di più rispetto a quanto già riportato a febbraio da Il Giornale. Almeno a giudicare dalle carte che scandiscono i tempi di questa brutta storia: una gara d’appalto irregolare; due denunce e altrettante inchieste giudiziarie. La gara è quella con cui il III Dipartimento comunale («Politiche del patrimonio e promozione progetti speciali») ha stipulato un contratto d’affitto del residence di via Tagliaferri con la società «San Vitaliano 2003 srl» a un costo annuo di un milione e 822mila euro, per la durata di sei anni, a decorrere dal marzo 2006. Ma, come risulta dal verbale della seduta della commissione esaminatrice - presieduta dal vicecapo di gabinetto del sindaco Veltroni, Luca Odevaine - del 4 gennaio 2006, durante la quale vennero aperte le buste con le offerte pervenute, l’immobile della Giustiniana non venne proposto dalla «San Vitaliano» ma dalla «Omnia tecnologie srl», che il 23 gennaio si aggiudica così il bando (protocollo n. 2118 del 25 gennaio 2006). Il 13 febbraio - a gara già chiusa quindi - il primo colpo di scena: la «San Vitaliano 2003 srl» invia una lettera al III Dipartimento per formulare, in quanto «costruttrice e unica proprietaria» del residence, un’offerta di locazione» allegando una documentazione tecnico-amministrativa che si rivelerà insufficiente. Otto giorni dopo, il 21 febbraio, il direttore del III Dipartimento, Luisa Zambrini, invia una raccomandata alla «Omnia tecnologie srl» in cui si comunica che «l’amministrazione comunale è costretta a invalidare la proposta di locazione» in quanto il III Dipartimento è venuto a conoscenza che la suddetta società non sarebbe la legittima proprietaria dell’immobile. Gara annullata, quindi, ma la Zambrini, invece di procedere con un nuovo bando, stipula un nuovo contratto di locazione a trattativa privata con la «San Vitaliano». Il Campidoglio quindi prima assegna la gara a una società che si scoprirà non possedere l’immobile proposto, e poi, quando salta fuori il vero proprietario, stipula con quest’ultimo un oneroso contratto a trattativa privata. Inoltre la «San Vitaliano» non presenta i requisiti atti a giustificare la scelta del Comune: al momento dell’offerta la ditta esibisce il permesso n. 424 del 22/4/04 - concesso dal IX Dipartimento -, utile solo per realizzare opere in cemento armato. La «San Vitaliano» in sostanza, fa passare una semplice «concessione di variante al primo stadio dei lavori» come un permesso per costruire l’intero immobile. Un immobile abusivo, privo dell’abitabilità, di un impianto fognario e di allaccio alla rete elettrica.