Tagliamo almeno Santagata

L’idea che un governo nel quale sono assemblati più di cento tra ministri, viceministri e sottosegretari possa davvero tagliare i costi della politica è senza dubbio alcuno stravagante. Ma proprio questo aveva ripetutamente promesso uno dei 100 - anzi dei 102, se ricordo bene - il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata. Prima delle amministrative di fine maggio Santagata aveva annunciato la presentazione, entro il 15 giugno, d’un provvedimento d’austerità. E il 6 giugno, rispondendo a una interrogazione, aveva anche indicato, per verità molto genericamente, le quattro linee guida del provvedimento stesso.
Eccole. «Riforma della rappresentazione politica ai diversi livelli territoriali... revisione del numero dei componenti degli organi rappresentativi ed esecutivi... revisione delle dimensioni territoriali e delle competenze di Comunità montane e Province; 2) Razionalizzazione della pubblica amministrazione... taglio di enti inutili; 3) trasparenza e riduzione dei costi delle società in mano pubblica... riduzione del numero dei componenti dei loro organi; 4) promozione dell’etica pubblica con misure volte a rendere più trasparenti gli emolumenti dei titolari di cariche elettive statali e locali». Vaghe enunciazioni virtuose, analoghe a tante altre di cui la classe politica è stata prodiga nei decenni, mai onorandole seriamente. Ma almeno c’era una data, il 15 giugno.
La data l’abbiamo alle spalle, il periodo delle vacanze incalza, solo in autunno il Palazzo tornerà al suo ritmo normale di lavoro (si fa per dire). Intanto gli inquilini del Palazzo stesso possono dormire sonni tranquilli. Per molto tempo ancora l’accetta purificatrice non calerà sulla vegetazione degli sprechi. Ho appreso da un interessante servizio di Nicola Grigoletto sulla Stampa che alla prima riunione indetta dal Santagata, «i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni hanno fatto sapere che loro non ci stanno proprio a tagliare il numero degli eletti e a far dimagrire l’esecutivo».
Ma quand’anche un governo in grado di governare - non direi sia il caso di Prodi - mettesse davvero mano a questa impresa titanica i tempi sarebbero lunghissimi. Basti pensare che la diminuzione dei consiglieri regionali esigerebbe la modifica degli statuti delle singole Regioni. Impresa da far tremare le vene e i polsi anche se i consigli regionali presi di mira fossero gaiamente concordi nell’approvare le dolorose cure dimagranti. È invece facilissimo prevedere che difenderebbero con le unghie e con i denti, fedeli alla tradizione, i privilegi acquisiti.
Resta il buon esempio di Agrigento, dove la giunta comunale ha deliberato di ridurre d’un terzo le indennità degli assessori, e dove il sindaco Marco Zambuto, eletto con il centrosinistra, ha consegnato al concessionario l’auto blu che gli spetta. Ma ci vuol altro. L’unica terapia antispreco che il governo potrebbe attuare in maniera semplice semplice, senza scomodare né la Corte costituzionale né il Tar, né la magistratura ordinaria, consiste nel dimezzare, almeno, il numero dei ministri e dei loro vice. Magari cominciando da Giulio Santagata, immolato alla coerenza.
Mario Cervi