«Tagliamo anche le Regioni: 20 sono troppe»

Appoggio incondizionato alla linea Alfano. Il Paese ha bisogno di una manovra coraggiosa, intransigente certo, ma giusta. «E che soprattutto non tagli fondi agli enti locali». Il governatore della Campania Stefano Caldoro scende in campo a fianco del segretario del Pdl e avverte certi alleati di smetterla di porre veti: «Non è mica una caserma il Pdl!». Caldoro teme gli effetti di un’opposizione populista che fa demagogia perché è incapace di fare delle proposte concrete. Ma così si rischia il pantano. «Se dessimo retta a Bersani e alla Cigl saremmo mangiati vivi dai mercati, altro che risalita...».
Bell’agosto presidente, funziona l’aria condizionata in ufficio?
«Funziona, funziona. E chi si sarebbe mai aspettato tanto lavoro in questo periodo? E meno male. Solo l’approvazione della manovra rispettando il saldo ci farà recuperare punti in Europa. Però dobbiamo stare attenti a non cedere su alcuni punti fondamentali».
Sarebbe?
«È necessario intervenire sulla previdenza e sull’innalzamento dell’età pensionabile, fermo restando i diritti acquisiti. Ci mancherebbe. Poi bisogna alzare almeno di un punto percentuale l’Iva e ridurre i costi delle politica, magari abbassando il numero dei parlamentari. Infine, perché non accorpare, oltre ai Comuni, anche le Regioni?».
Addirittura presidente?
«Forse di questi tempi venti Regioni sono un lusso che non possiamo più permetterci».
Che mi dice del contributo di solidarietà? I calciatori stanno facendo una confusione...
«Lasciamo perdere i calciatori. In generale mi piace poco. Colpisce solo alcune persone in particolare, è poco democratico insomma. Ripeto, sono per alzare l’Iva che spalma il contributo su tutti i cittadini, mi pare più equo e digeribile».
Nel Paese si parla soprattutto delle pensioni, l’argomento scotta come questo torrido agosto.
«Sulla questione penso che ci vorrebbe il coraggio di allinearsi alla Germania e di arrivare a 67 anni. Si rischia l’impopolarità, ma così penso che garantiremo una pensione alle nuove generazioni».
E i tagli agli Enti locali?
«Sarebbero un grave errore. Levare fondi agli enti significa punire indirettamente i cittadini, soprattutto la fascia più debole. Mi spiego. Queste nuove entrate strutturali dovranno ridurre i tagli ai trasferimenti alle Regioni e ai Comuni che così immaginati si trasformerebbero in tasse e tariffe con ricadute inevitabili sui livelli dei servizi e delle prestazioni nel settore dei trasporti, della sanità, dell’ambiente e del sociale con conseguenze pesanti per le fasce deboli. In pratica si taglia l’assistenza sociale, le pare giusto?».
Il testo della manovra bis sarà discusso con tutta probabilità martedì 6 settembre, cosa si aspetta dall’opposizione e dai sindacati?
«Mi aspetto che ci sia un maggiore senso di responsabilità. Ma non sono ottimista, innanzitutto per lo sciopero generale indetto per il sei settembre che in questo momento di crisi economica non ci voleva. E poi perché Bersani e Vendola, invece di fare proposte continuano a parlano solo di lotta all’evasione fiscale. Tutti noi la vogliamo, per carità, non facciamo demagogia. E devo dire che questo governo è riuscito a raggiungere risultati straordinari rispetto agli anni precedenti, ma è una partita più lunga mentre oggi c’è bisogno di misure strutturali che facciano viaggiare il Paese a una velocità maggiore».
Secondo i dati diffusi da Confartigianato, l’Italia ha i dati peggiori d’Europa sul fronte della disoccupazione giovanile.
«Ci sono enormi disparità tra il Sud e il Nord. Noi abbiamo bisogno, insieme a questa manovra sul contenimento dei costi, anche di politiche di sviluppo. Ma non tanto chiedere risorse in più, quanto semplificare le procedure contro l’eccesso di burocrazia. Il Sud ha una grandissima ricchezza, ma ha bisogno di facilitare gli investimenti».
Oggi ha preso parte all’incontro sulla manovra alla sede della Conferenza delle Regioni.
«Con questa ennesima manovra del governo non c’è più alcuna possibilità di attuare il federalismo. Nell’audizione alla commissione Bilancio del Senato confermeremo la nostra posizione: questi tagli agli enti locali e alle Regioni, colpiscono i più deboli».