«Tagliare si può: io ho già cominciato»

Solo Panda e Punto, mezzi di bassa cilindrata

L’Italia litiga e Roberto Cota è alla festa nazionale della Lega a Torino.
«Tanta gente, ma piove».
Governo ladro.
«Prego?».
Dicono i suoi colleghi governatori che il governo li affama.
«Se la manovra c’è è perché bisogna farla. Anzi, posso dire che noi l’avevamo detto?»
Se le dico no non lo dice?
«Lo Stato dagli anni ’80 è stato usato come un bancomat, facendo esplodere il debito pubblico».
E la globalizzazione senza regole allora?
«Anche quello avevamo detto».
Dicono i suoi colleghi che lo Stato stringe la cinghia alle Regioni e non la propria.
«La manovra è tosta. Ma è già stata ridimensionata. Io stesso mi sono mobilitato contro il rischio che venissero toccati i fondi della sanità».
Adesso invece se ne sta in disparte. Ordine di Bossi?
«I ministri leghisti hanno fatto molto bene, difendendo le pensioni e i piccoli Comuni. E poi senta, dobbiamo metterci in testa che siamo tutti classe dirigente».
Oh, basta polemizzare sempre!
«Capisco la mobilitazione. Ed è vero che lo Stato dev’essere asciutto. Ma pure le Regioni devono esserlo».
Basta liti su chi per primo deve mollare le società partecipate
«Ognuno inizi per sé» .
Parole sante, poi però le Regioni non arrivano a fine mese.
«Ci sono cose che si possono fare».
Glielo spieghi lei a Formigoni.
«Io non pretendo di dare ricette a nessuno e Formigoni sa fare bene il suo mestiere di governatore. Però ho fatto delle cose».
Sono molto noiose o le possiamo raccontare?
«La sanità, per cominciare: assorbe l’82 per cento del bilancio regionale, va tenuta sotto controllo».
Bella scoperta, e lei come fa?
«Abbiamo fatto una riforma che mette in rete tutti gli ospedali, eliminando i doppioni, quindi gli sprechi, e razionalizzando le prestazioni».
Per la gioia dei primari...
«E questa è la grande questione. La Regione non deve più essere un centro di potere e distribuzione di denaro, ma solo un ente di indirizzo legislativo che organizza servizi».
A proposito di servizi: dice Errani che non riuscirete più a garantire il trasporto pubblico locale.
«Quello è un tema che richiede un’interlocuzione col governo, sì».
Così, senza nemmeno una frase a effetto tipo: «Licenzieremo tutti gli autisti degli autobus»?
«Mi spiace deluderla, ma penso si possa dialogare su alcuni capitoli, e sugli altri agire con responsabilità».
Tanto lei ha l’auto blu.
«Non la uso e ho imposto che tutte le auto di servizio siano solo di bassa cilindrata: Panda, Punto...».
Uno diventa assessore e nemmeno un Mercedes gli tocca
«Se è per questo gli ho pure ridotto lo stipendio. E ho dimezzato le spese di comunicazione. E le spese del gabinetto della presidenza».
Tornando al noioso elenco...
«Se si annoia le dirò che per esempio abbiamo anticipato il federalismo fiscale».
Non mi prenda in giro, Formigoni dice che il federalismo fiscale è morto e se lo dice lui è vero.
«È il contrario! Siamo qui a lottare col governo perché taglia i trasferimenti, perché questa è una finanza derivata. Col federalismo non avremo più il cappello in mano».
Lei come ha fatto ad anticiparlo?
«Con agevolazioni Irap per le aziende che investono in Piemonte e assumono certe categorie».
Venderà gli immobili?
«Abbiamo avviato un censimento. Tanto per dire: la Regione ha un albergo, Villa Gualino. Quello potrebbe fruttare fra i 10 e i 15 milioni».
Un bel giorno ha bussato alla sede romana senza preavviso
«Alle 17, era deserta. E una cattedrale nel deserto: 800 metri quadri a 33mila euro al mese, ma lontani dai palazzi dove si prendono le decisioni».
L’ha disdetta
«Ora abbiamo un appartamentino, più piccolo ma dignitoso».
E dov’è?
«Via della Scrofa».
Ahi. Porterà bene?
«Ci costa un sesto».