Per tagliare le spese togliamo un po’ di poltrone

Un vecchio aforisma recita che la politica è l’arte di governare. Se così fosse gli italiani sarebbero il popolo meglio governato al mondo, vista la pletora di cosiddetti governanti che ci assillano con i loro costi. Da una presidenza (costa tre volte quella degli Usa e due quelle di Francia, Germania e Inghilterra), a novecentotrentatré parlamentari (e annessi), a ventidue Regioni (con sessanta consiglieri cad.), a centotré Province (i.c.s che non sono riuscito a capire quali motivi di esistenza abbiano), alle Authority, che non so quante siano ma comunque ben pagate. Oltre a tutto ottomilaottocento Comuni con i relativi consigli per i quali una apposita legge ha stabilito il diritto ad un emolumento per i relativi consiglieri. Tutte queste entità per la massima parte sono autoreferenziali, cioè stabiliscono autonomamente i propri emolumenti. Assistiamo così ad un fenomeno caratteristico della politica italiana, di avere soprattutto in Parlamento una forte percentuale di ultraottantenni, che non permettono un rinnovo con giovani dotati magari di concetti più moderni. A tutto questo si aggiunge che i signori suddetti si sono anche garantiti il diritto ad una ricca pensione dopo periodi di permanenza ridicoli. Per risanare l’economia italiana (che tutti i premier succedutisi nel tempo dichiararono primo impegno del loro governo) bisognerebbe anzitutto sfoltire questa pletora di cavallette che oramai non godono più nessuna fiducia da parte di chi lavora e paga le tasse.