Tagliare sprechi e privilegi per l’«Unità» è antidemocratico

RomaLa sinistra getta la maschera e attacca il governo. O meglio, si attacca. Alle poltrone però. Già, perché se il centrodestra dà un colpo di scure alla pletora di assessori e consiglieri degli enti locali, per l’opposizione è una mossa da Stato autoritario. «Tagli di democrazia», titolava ieri l’Unità in prima pagina, difendendo la struttura bizantina della pubblica amministrazione e gli sprechi connessi.
È successo che il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli abbia voluto inserire in Finanziaria sei commi che riprendono lo spirito del codice delle autonomie che riordina gli enti locali: in breve, una cura dimagrante per il personale di Comuni, Province e Città metropolitane ma anche una bella purga per i difensori civici, le comunità montane e i consorzi. L’effetto, balsamico per il centrodestra ma devastante per il centrosinistra, è un notevole risparmio per le casse dello Stato centrale. Uno dei commi approvati in Finanziaria prevede infatti una stretta ai trasferimenti del cosiddetto fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti. In pratica, basta col «paga Pantalone» che sta a Roma. Qualche cifra: 13 milioni di euro per il 2010; 91 milioni di euro per il 2011 e 125 milioni di euro per il 2012. Totale: 216 milioni di spesa in meno nell’arco di tre anni. Bazzecole, per la sinistra, che quindi vorrebbe mantenere tutto com’è. Un primo passo, per la maggioranza, pronta ad aggredire anche i cadreghini di deputati e senatori. Il taglio dei parlamentari, infatti, va inserito all’interno di una riforma Costituzionale e ben più profonda.
La decisione di procedere step by step sulla progressiva diminuzione dell’esercito di consiglieri e assessori comunali e provinciali è dovuta al fatto che non si può sbattere fuori chi già è stato eletto o nominato. È stato possibile invece riorganizzare le regole, come è stato fatto, per le future elezioni. Così, l’anno prossimo avremo parlamentini e governi locali meno mastodontici per 1025 comuni da rinnovare tra cui Pavia, Bolzano, Trento e Venezia; per 1211 comuni nel 2011 tra cui Milano, Ancona, Napoli, Trieste e Torino; per 856 comuni nel 2012 tra cui Como, Verona, Genova, Reggio Calabria e Palermo. Giunte più snelle, poi, visto che anche gli assessori dovranno per forza essere ridotti limitando la pratica del poltronificio, tanto cara a partiti e liste civiche di ogni risma.
D’altronde, causa l’ingordigia partitocratica e la bulimia della pubblica amministrazione, si era arrivati al paradosso che nel minuscolo comune di Morterone, paesino sui monti lecchesi, alle scorse elezioni si sono presentate 34 persone eleggibili su un totale di 32 aventi diritto al voto. Per l’Unità un ignobile taglio alla rappresentanza.
Addio anche a difensore civico, circoscrizioni, direttore generale dei Comuni, consorzi di funzioni tra gli enti locali e comunità montane, isolane e di arcipelago che, da sole, ci costano due milioni di euro l’anno. Nessun colpo di bianchetto, per la verità: lo Stato smetterà soltanto di finanziarle, lasciando che siano le Regioni, se lo vorranno, a scucire denaro per tenerle in piedi.
I commi tanto contestati dall’opposizione, che entreranno in vigore con la Finanziaria il prossimo 1° gennaio, danno l’imprinting di quello che sarà il codice delle autonomie, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso novembre e in attesa di approdare in commissione, prima alla Camera e poi al Senato.
La ratio è quella di rendere meno obesa la burocrazia statale di almeno un 20 per cento di media. Oggi abbiamo 120.490 consiglieri comunali, 3.246 consiglieri provinciali, 35.254 assessori comunali, 858 assessori provinciali: un vero e proprio mammuth che mangia soldi a palate.
Ma come mai la sinistra, specie quella radicale, considera fumo negli occhi la cura Calderoli? I maligni sostengono che proprio chi oggi in Parlamento non ha più rappresentanza e difficilmente la avrebbe nelle regioni dove è in vigore lo sbarramento al 4 per cento, grida alla scandalo. Tenendosi ben stretto, così, il maggior numero di poltrone possibile.
A fronte dell’ira di molte amministrazioni locali, specie per la scelta di inserire le norme taglia-poltrone in Finanziaria, il ministro Calderoli allarga le braccia: «Non potevamo fare altrimenti»; e assicura di esser pronto ad aprire un tavolo di discussione con Anci, Upi e Regioni per l’approvazione del codice delle autonomie.