Tagliasco lancia l’allarme estinzione

Genova ha i capelli sempre più grigi. Che la diminuzione delle nascite e il conseguente invecchiamento della popolazione siano tra i più preoccupanti mali della città è opinione diffusa. Ma per Vincenzo Tagliasco, ordinario di bioingegneria presso l'ateneo genovese ed eclettico studioso (qualcuno lo definisce affettuosamente «tuttologo»), il fatto che la cicogna si faccia vedere sempre meno all'ombra della Lanterna è molto probabilmente l'origine di tutti i problemi di Genova. «Genova per chi? - scenari per una città da globalizzare» è il titolo del libro che Tagliasco ha presentato ieri pomeriggio nell'aula magna del liceo classico D'Oria, in un incontro organizzato da Fabio Saccomanno, presidente dell'associazione degli ex allievi della scuola, e moderato dal caporedattore genovese del Giornale Massimiliano Lussana. Alla presenza tra il pubblico del candidato sindaco del centro destra Enrico Musso, Tagliasco parafrasa la celebre canzone di Paolo Conte e si chiede a chi debba essere destinata la Genova del futuro, accorgendosi che il dilemma è quantomeno importante, visto che in avvenire i genovesi saranno assai pochi. Lo dicono le cifre: «Nel 1964 - spiega Tagliasco - nascevano 25mila bambini all'anno e si era sinceramente convinti che presto gli abitanti della città avrebbero toccato il milione».
Poi qualcosa si è inceppato, e la discesa delle nascite ha preso inesorabilmente piede. Fino ai primi anni Ottanta, quando «per un motivo davvero misterioso, i nuovi nati si sono stabilizzati sui 4500 all'anno». Una brutta piega che, sostiene Tagliasco, «denuncio a più riprese da più di venticinque anni, ma le istituzioni sono colpevoli di averla sempre sottovalutata, evitando correre ai ripari e progettare una città pronta ad intercettare e accogliere creatività e intelligenze esterne». La situazione odierna? La popolazione under 20 adesso è ridotta e silenziosa: «I ragazzi non consumano, se non i beni tipici della loro fascia di età. Le iscrizioni all'università sono pressoché stabili», e adesso che lo sparuto manipolo di figli del cosiddetto «sboom» demografico si affacciano sul mercato del lavoro, «le tensioni sociali sono di gran lunga minori, più “addormentate” rispetto a quelle di venti o trent'anni fa». E per il futuro, le prospettive non sono rosee: «si prevede un dimezzamento della popolazione per gli anni Venti di questo secolo: questa è una generazione di figli unici, che per una sorta di imprinting sociologico tenderanno far nascere a loro volta altri figli unici». Il rimedio? Non è tanto nell'integrazione degli immigrati extracomunitari, «una popolazione di badanti, quindi gente votata al servizio, alla semplice soddisfazione di bisogni. Genova, prima di tutto, ha fame di vita e creatività».