Tagliati i fondi per i malati oncologici

Antonella Aldrighetti

Hanno aspettato mesi, hanno sperato, reclamato e addirittura scongiurato ma tutto ciò senza che la loro richiesta, più che legittima, venisse accolta. Già perché è una questione di legittimità oltre che di dignità quella che i malati di tumore, in cura con la multiterapia Di Bella, stanno rivendicando alla giunta ulivista di Piero Marrazzo: ottenere quel finanziamento che, per tre anni di seguito, avevano puntualmente ricevuto dai predecessori di centrodestra e che era servito essenzialmente a tamponare una parte del costo complessivo dei farmaci da utilizzare quotidianamente. Farmaci costosi e nemmeno troppo facili da reperire.
Da adesso in poi però, le famiglie dei malati e i malati stessi, dovranno «arrangiarsi» da soli perché quei soldi non li vedranno più. Infatti nel bilancio regionale dell’anno in corso (come del resto aveva anticipato il Giornale già ai primi di febbraio) le risorse da destinare ai «pazienti Di Bella» ammontano a zero spaccato. Per di più l’avanzo di amministrazione del 2005, conteggiato in 175mila euro, è rientrato in economia ossia è stato ripartito su altri capitoli di bilancio. E nemmeno gli emendamenti presentati in quella sede dalla Lista Storace sono serviti per ripristinare il fondo di finanziamento. Stando così le cose, le ripercussioni che la vicenda può scatenare sono a dir poco gravi.
«I nostri associati si sono addirittura indebitati già dallo scorso ottobre pur di garantire ai familiari malati il proseguimento della terapia - racconta Patrizia Mizzon, presidente dell’Aian (l’associazione che difende i protocolli del medico modenese) -. Alcuni dei nostri associati devono ancora ricevere addirittura la copertura già stanziata per il 2005. Che almeno la giunta Marrazzo ci riconosca l’avanzo di amministrazione di modo da tamponare quelle che sono le emergenze più estreme».
È vero che i 5.000 associati per la libertà di cura non si arrendono, ma è altrettanto vero che almeno fino ad agosto - data in cui sarà prevista la manovra di bilancio - non potranno contare neppure sulle «briciole». La notizia definitiva del taglio netto dei finanziamenti, riferisce la Mizzon, risale a tre giorni fa. «Fino alla scorsa settimana ci hanno garantito che i soldi, per chi segue il protocollo di Luigi Di Bella, li avremmo trovati in bilancio: avremmo dovuto solo attendere i 90 giorni dell’approvazione e la pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale. Tre giorni fa abbiamo ricevuto ulteriori specificazioni - precisa la presidente - ci hanno addirittura detto che le Asl stavano aspettando il fax con il mandato per il trasferimento dei fondi. Una presa in giro in piena regola, architettata a dovere a pochi giorni dal voto delle politiche, per illuderci. Tengo a precisare che queste notizie non sono giunte all’Aian attraverso fonti anonime: sono uscite direttamente dalla segreteria dell’assessore alla Sanità Augusto Battaglia».
Patrizia Mizzon, mentre racconta concitata quella che sembra una tragicommedia, fa un passo indietro: «Ricordo un’intervista radiofonica di marzo 2005 quando l’allora candidato presidente Piero Marrazzo assicurò il suo impegno per mantenere gli aiuti alle famiglie dei malati in terapia Di Bella. A quel tempo, si fa per dire, Marrazzo si professava difensore dei cittadini ma, a meno di un anno dalla sua elezione, ha dimenticato totalmente gli impegni e le promesse fatte». Non manca, da parte dell’Aian l’accenno al passato: «Ci sembra di essere ritornati sotto quelle forche caudine che ci ha fatto scontare l'ex ministro della Sanità Rosy Bindi quando - prosegue Patrizia Mizzon - non ha fatto altro che gettare fango sul metodo Di Bella e sulla superficialità di coloro che si affidavano alla multiterapia anche durante lo stadio terminale della malattia e quindi della vita. Vorrei precisare che la dignità di un malato sta anche nel riconoscergli la facoltà di scelta e di libertà di cura». Già, ma allo stato dell’arte, solo chi è assai agiato si potrà permettere di proseguire la terapia: il costo mensile è intorno ai mille euro. Fino al 2005 la giunta Storace garantiva ai malati 750 euro ogni mese: inizialmente a percepirli furono 1.500 persone, poi se ne aggiunsero altre 2500.