«Taglieremo le tasse come vuole il Cavaliere»

Ecco l’impegno degli uomini in corsa per le poltrone di primo cittadino: fatti, non ideologia

Sventola quella nota firmata da Mario Mantovani. Appunti di un «sindaco vincente» dice Silvio Berlusconi. Già, l’europarlamentare Mario Mantovani è anche sindaco di Arconate: nel 2001 è stato eletto con il 51 per cento e, cinque anni dopo, nel 2006 con il 67 per cento. Bottino niente male, quello di Mantovani. Che i trentuno candidati sindaci del centrodestra alle amministrative del 27 e 28 maggio vogliono incassare.
Augurio pure di Silvio Berlusconi che, al Dal Verme, gli tira la volata aggiungendo uno stimolo in più: «Eguagliare e superare gli straordinari risultati che arrivano dalla Sicilia. A Trapani siamo al 65 per cento, a Palermo al 56 e la coalizione è al 60. La Regione Siciliana si conferma la Lombardia del Sud». Come dire, candidati sindaci, «questo ci deve stimolare per quello che dobbiamo fare tra 15 giorni quando si voterà nella nostra Provincia e nella Regione».
Messaggio che i trentuno aspiranti primi cittadini raccolgono con entusiasmo, tra gli applausi del popolo azzurro, sapendo - tutti, nessuno escluso - che se dalle amministrative uscirà un voto come quello siciliano (identico a quello conquistato dal sindaco della milanese Arconate), be’ «sarà un messaggio inequivoco, una intimazione di fine al governo Prodi». Virgolettato del Cavaliere che Marco Mariani declina in salsa monzese: «I miei concittadini sono stati scottati dall’amministrazione della sinistra, sono stati presi in giro persino all’ultimo minuto con la riduzione dell’Ici fatta dopo cinque anni di aumenti delle tasse. Un boccone avvelenato con scopi esclusivamente propagandistici ed elettorali. Chi vota Faglia vota Prodi».
Equazione-refrain delle annotazioni di tutti i sindaci azzurri: da quello di Abbiategrasso, «un voto alla Cdl è un cartellino rosso al governo» (Roberto Albetti), a quello di Cernusco sul Naviglio, «vincere al primo turno è un segnale di sfiducia che unisce il Paese contro Prodi» (Daniele Cassamagnaghi) passando per il candidato di Forza Italia al governo di Garbagnate Milanese, «stavolta ce la facciamo a mandare a casa la sinistra che cinque anni fa riconquistò il governo con il 52 per cento dei voti: i cittadini non ne possono più né delle manovre finanziarie di Prodi né di cinque anni di malgoverno a livello locale» spiega Leonardo Marone. Maria Stella Gelmini commenta: «La gente è stanca di Romano Prodi e dei proclami di Filippo Penati. Abbiamo ancora quindici giorni per liberare i Comuni - diciannove su trentuno sono stati retti da giunte di sinistra - e portare il buon governo del centrodestra, dove la sinistra si è dimostrata incapace di risolvere i problemi e di dare risposte efficaci».
Un Comune a caso? Sesto San Giovanni dove Giuseppe Pasini sta strappando il governo della città al compagno «cubano» Giorgio Oldrini. «Governo dello statalismo: mancano gli asili nido e Oldrini aumenta di mezzo punto l’Ici per finanziare quelli pubblici piuttosto che fare una convenzione con il privato sociale». Idem a San Donato Milanese dove il dentista Mario Dompè si batte per mandare a casa la giunta del compagno Taverniti: «Cinque anni di illegalità e di danni amministrativi incalcolabili. Se il Cavaliere ha speso 280 milioni di euro per difendersi in processi-farsa, i cittadini di San Donato pagano milioni per le scelte della giunta rossa».
E mentre Luca Del Gobbo, sindaco uscente (e ricandidato) di Magenta ricorda che «nel 2007, per il quinto anno, non aumenteremo l’Ici, la tassa rifiuti e l’addizionale Irpef», Loris Cereda da Buccinasco chiosa «questi sono i fatti reali, non le promesse da marinai fatte in campagna elettorale dalla sinistra». Sì, i candidati del centrodestra offrono «un impegno concreto». Lo garantisce Silvio Berlusconi.